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L'Italia che inventa contro il brevetto unico trilingue

del 10/03/2011
di: di Luigi Chiarello
L'Italia che inventa contro il brevetto unico trilingue
Depositate in 11 anni oltre 40 mila domande italiane di brevetto europeo. Lo ha annunciato Unioncamere, in vista del consiglio competitività di oggi, che dovrà decidere, se proseguire o meno sulla strada della creazione del brevetto unico Ue e sull'istituzione del tribunale dei brevetti europei e comunitari. Una proposta, quest'ultima, seccamente bocciata due giorni fa da un parere vincolante della corte di giustizia Ue (si veda ItaliaOggi di ieri), mentre la costruzione del brevetto unico è fermamente contrastata da Italia e Spagna. Tanto che, per superare il loro veto, il commissario al mercato interno, Michel Barnier, ha chiesto e ottenuto dall'Europarlamento il via libera alla cooperazione rafforzata a 25 stati sui 27 dell'Unione. Ciò significa che, se il progetto del nuovo brevetto unico dovesse essere approvato, l'accordo verrebbe ratificato da tutti i governi europei, ma non da Roma e Madrid. Il progetto di brevetto unico ha tra i suoi pilastri il trilinguismo, cioè l'obbligo di presentare istanza di tutela brevettuale in una lingua tra inglese, francese e tedesco. Ed è proprio questo il punto, che il governo italiano non digerisce. Ma l'Italia non è sola: il boccone è indigesto anche al collegio degli avvocati generali della corte di giustizia europea che, in un parere rilasciato un mese fa sul punto, definivano il trilinguismo «una palese violazione al diritto dei cittadini europei a difendersi nella propria lingua» (ItaliaOggi del 15/2/2011). Ben più pesante, invece, la bocciatura del tribunale dei brevetti europei, ad opera dei giudici del Lussemburgo. Stop giunto attraverso un parere rilasciato, dietro esplicita richiesta del consiglio dell'Unione. I magistrati Ue hanno definito l'intero impianto istitutivo del tribunale dei brevetti «incompatibile col diritto dell'Unione» e capace di «snaturare le competenze attribuite a istituzioni europee e stati membri». Comunque, nonostante la doppia bocciatura in corte di giustizia e il veto italo-spagnolo, la commissione europea, per bocca di Michel Barnier, ha spiegato di voler proseguire nell'iter di approvazione del brevetto unico. Perchè «questione distinta, anche se parallela, dall'identificazione dell'autorità giuridica a cui spetterà risolvere i casi di contenzioso». Barnier considera i rilievi della Corte di giustizia ininfluenti sul brevetto unico, alla luce del mandato di cooperazione rafforzata. Ma neanche il governo italiano mollerà la presa. Stefano Saglia, sottosegretario allo sviluppo economico, ieri ha definito il brevetto unico trilingue «dannoso per le imprese italiane, capace di declassare il profilo dell'Italia nelle istituzioni comunitarie». Per Saglia «il sistema trilinguistico viola il principio della pari dignità delle lingue ufficiali della Ue». Quindi, nel caso passasse, rivela Saglia, «ci rivolgeremo alla Corte di giustizia e chiederemo l'annullamento di tale decisione. Perchè, per le decisioni sul regime linguistico serve l'unanimità degli stati membri». Tornando ai dati Unioncamere, si evidenzia come l'Italia abbia messo in gioco in 11 anni una capacità innovativa, quantificabile in 40.524 richieste di brevetto presentate all'Epo, l'European Patent Office. Cifra pari al 3,3% di tutte le istanze presentate all'Ufficio europeo. E che vale la 6° posizione per numero di richieste fra i paesi G7 (dietro Usa, Germania, Giappone, Francia, Uk e prima del Canada). Il tasso di crescita però è significativo (4,1% annuo, meglio di Uk, Germania e Francia). E l'incidenza su popolazione (oltre 70 domande di brevetto ogni mille abitanti) e pil (2,4% per ogni mld di euro di prodotto interno loro) è analoga a quella inglese, ma inferiore a quella di altri paesi, Germania in primis. Per il presidente Unioncamere, Ferruccio Dardanello «il brevetto Ue è atteso da tutte le imprese che puntano sulla creatività», ma va fatto con modalità condivise dai 27 stati Ue».
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