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Tassa sui telefonini, fine corsa a Lussemburgo

del 10/03/2011
di: La Redazione
Tassa sui telefonini, fine corsa a Lussemburgo
Per la tassa telefonini un nulla di fatto in sede comunitaria. La questione pendente davanti alla Corte di giustizia Ue relativa alla legittimità nei confronti della normativa europea della concessione governativa italiana sui telefonini in abbonamento (causa C-492/09) si è infatti risolta con un'ordinanza della settima sezione, emessa il 15 dicembre 2010. A seguito dell'esame delle questioni pregiudiziali poste dai magistrati tributari della Ctp Taranto, i giudici del Lussemburgo hanno stabilito, in definitiva, che la Tcg non contrasta con le norme comunitarie citate in giudizio. Ciò in quanto le questioni legate all'incompatibilità con la direttiva 2002/77/Ce (concorrenza nei mercati delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica) sono state giudicate irricevibili, in quanto il giudice a quo non ha «minimamente esplicitato il nesso che potrebbe esistere tra detta tassa ed eventuali distorsioni di concorrenza sul mercato delle telecomunicazioni», si legge nell'ordinanza. Con riferimento alle direttive 2002/20/Ce (direttiva «autorizzazioni») e 2002/21/Ce (direttiva «quadro»), invece, le norme comunitarie non si applicano, in quanto disciplinano altre fattispecie: pertanto, essendo la Tcg fuori dalla portata operativa delle direttive, non c'è alcun contrasto. Sulla questiona Francesco Fratini e Alessandra Franchi, gli avvocati che hanno seguito la vicenda precisano che: «Tale esito non sorprende in quanto la Corte, sulla base dell'ordinanza di rinvio della Ctp di Taranto, si è limitata a valutare i quesiti posti dal giudice del rinvio, senza prendere in considerazione, in quanto non sollevate, le ripercussioni sugli aspetti concorrenziali del mercato della telefonia mobile in Europa e gli effetti distorsivi sui consumatori. È ragionevole ritenere» continuano gli avvocati, «che il progressivo livellamento al ribasso delle tariffe roaming su base europea, combinato con le disposizioni e i principi di cui alle direttive poc'anzi citate, potrebbe produrre eventuali distorsioni di concorrenza sul mercato italiano delle telecomunicazioni». È bene far notare che tale vicenda non incide in alcun modo sull'importante contenzioso di massa che si sta sviluppando in ambito nazionale. Diverse associazioni di consumatori si sono già mosse in tal senso. Tra queste l'Aduc, che è intervenuta ieri con una nota, sottolineando come «se è vero che la pronuncia della Corte Ue non tange né mina le ragioni esposte dalle numerose sentenze delle commissioni tributarie di tutta Italia, riteniamo che, in certi suoi passaggi, semmai le rafforzi», osserva l'avvocato Claudia Moretti, legale dell'associazione. Valerio Stroppa
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