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La class action? Solo sulla carta

del 10/03/2011
di: La Redazione
La class action? Solo sulla carta
La class action è un prodotto difettoso. O meglio, una norma-manifesto con scarsi effetti pratici. L'istituto disciplinato dall'art. 140-bis del codice del consumo infatti pone rilevanti incertezze interpretative che rischiano di portare ad una giustizia sommaria. A sostenerlo è il Professor Paolo Montalenti nel n. 5/2011 di Il Nuovo Diritto delle Società – NDS a parere del quale l'incertezza interpretativa investe elementi essenziali della disciplina: in primo luogo, sembra assente una previa valutazione anche in forma di delibazione sommaria della effettiva appartenza degli aderenti alla “classe”, con la conseguenza che essa potrebbe essere negata successivamente al processo e alla sentenza. In secondo luogo, è dubbia l'interpretazione della nozione di “diritti identici”, che se intesa restrittivamente può condurre ad azioni di “classi” quasi unipersonali, con la conseguenza che l'istituto si svuoterebbe di significato. Per altro verso, l'accoglimento di una interpretazione ampia impedirebbe di tenere conto delle diverse posizioni soggettive, unificate in un'unica classe, sicchè molti aderenti rischierebbero di venire esclusi oppure di vedersi riconosciuta una giustizia approssimativa, anche sotto il profilo della quantificazione del danno. Questi ed altri, in sintesi, i profili critici sollevati da Montalenti il quale ritiene che ci troviamo di fronte ad una sorta di “norma manifesto”, la quale pur raccogliendo le istanze del movimento dei consumatori difatto non è suscettibile di un'ampia estensione a causa del sistema dell'opt-in. In conclusione, afferma Montalenti, “sorge il dubbio (…) che si sia introdotto uno strumento non già di giusitzia più efficace, ma di giusitizia sommaria sommariamente disciplinato: un “prodotto”, in conclusione, “difettoso”.
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