Novità in arrivo anche sul fronte della sicurezza delle cure. Le strutture sanitarie dovranno essere trasparenti nel comunicare al ministero della salute i casi di malasanità da cui siano derivati eventi avversi. E dovranno adottare forme di risk management (anche queste a costo zero perché dovranno essere svolte «con le risorse umane, finanziarie e strumentali a disposizione»), per prevenire gli errori in corsia. Spazio anche alla formazione per «diffondere la cultura della sicurezza delle cure».
Una parte significativa dello schema di ddl riguarda la delega al governo per il riordino delle professioni sanitarie. Su proposta del ministro della salute, Ferruccio Fazio, l'esecutivo avrà un anno di tempo per operare il restyling della disciplina degli albi, degli ordini e delle federazioni nazionali di medici chirurghi, odontoiatri, farmacisti e medici veterinari. L'iscrizione agli albi sanitari sarà obbligatoria per i dipendenti pubblici. I medici dovranno necessariamente dotarsi di una copertura assicurativa per la responsabilità professionale.
Gli odontoiatri avranno un proprio Ordine, ma saranno salvaguardati i diritti acquisiti dai professionisti nel corso della permanenza negli albi dei medici chirurghi. La delega scommette molto sulla formazione e l'aggiornamento e punta a estendere le sanzioni disciplinari agli iscritti agli albi sanitari in qualsiasi ambito svolgano la loro attività, compreso quello societario.
E ancora, gli ordini che abbiano un numero di iscritti superiore a 2 mila dovranno assicurare piena accessibilità al voto e tutela delle minoranze.
In materia di ricerca, lo schema di ddl prevede che a decorrere dal 2010 il 10% dei finanziamenti venga destinato, senza costi per le finanze dello stato, a progetti presentati dal ricercatori sotto i 40 anni.
Si stabilisce inoltre che i direttori scientifici degli Istituti di ricovero e cura possano scegliere di avere un rapporto di lavoro non esclusivo con le strutture di appartenenza. Ma in questo caso andranno incontro alla decurtazione del 30% dello stipendio rispetto a chi lavora in esclusiva.
