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La pace con il fisco vale 5 mld

del 09/03/2011
di: di Valerio Stroppa
La pace con il fisco vale 5 mld
Fare pace con il fisco piace sempre di più ai contribuenti. Gli istituti deflativi del contenzioso hanno fatto registrare nel 2010 incassi per l'erario vicini ai 5 miliardi di euro, una cifra superiore a quelle relative al 2005 e al 2006 messe insieme. Dei circa 400 mila accertamenti (diversi da quelli automatizzati) emessi annualmente dall'Agenzia delle entrate, circa la metà si chiude con l'adesione del soggetto accertato, mentre il 15% viene impugnato in giudizio. Il restante 35% viene invece lasciato decorrere dai contribuenti, spesso nullatenenti o comunque apparentemente non «intimoriti» dalla possibile aggressione patrimoniale della riscossione. Nel frattempo l'amministrazione finanziaria ha avviato i controlli sui soggetti che hanno presentato l'istanza Vies per l'effettuazione di operazioni intracomunitarie. Tuttavia, visto l'elevatissimo numero di domande ricevute, per lo screening completo servirà tempo. Mentre sembra in dirittura d'arrivo la diffusione (forse con una circolare) di istruzioni operative dall'amministrazione centrale agli uffici riguardo al corretto comportamento valutativo da assumere nei casi di transazione fiscale ex articolo 182-ter L.F. È quanto è emerso dall'intervento del direttore centrale accertamento dell'Agenzia delle entrate, Luigi Magistro, presente ieri a Milano in occasione del convegno «Gli accertamenti fiscali e gli strumenti deflativi del contenzioso», organizzato dalla cattedra di diritto tributario della facoltà di giurisprudenza dell'Università Cattolica del professor Marco Miccinesi.

Magistro ha sottolineato in primo luogo gli importanti risultati di recupero centrati dall'Agenzia nel 2010, i quali, uniti a quelli raggiunti da Equitalia (riscossioni più che raddoppiate dal 2005 a oggi), «consentono di affermare che l'evasione è in attenuazione, grazie all'attività di dissuasione e di recupero che queste due mani dell'amministrazione, aiutandosi l'un l'altra, portano avanti». E la riforma della riscossione, che dal prossimo 1° luglio manderà in soffitta la cartella esattoriale, «sarà una rivoluzione copernicana, perché consentirà di avviare subito un processo che prima impiegava mediamente due anni», spiega Magistro.

Per quanto riguarda gli istituti deflativi del contenzioso, tornati in auge dopo quasi due decenni di assenza/inerzia, al buon andamento dei dati fanno da contraltare le ipotesi in cui, temendo di porre in essere uno «sconto» eccessivo, i funzionari degli uffici preferiscono loro stessi procedere in giudizio, delegando così all'organo giurisdizionale il peso della decisione. «Gli istituti deflativi sono strumenti delicati, che comportano responsabilità da parte dei soggetti pubblici», osserva Magistro. «Questi, infatti, esercitano un potere valutativo di cui possono essere chiamati a rispondere in sede amministrativa. Tuttavia il dl n. 78 ha limitato ai casi di dolo le ipotesi in cui il funzionario può essere imputato di danno erariale, escludendo la colpa grave. Ciò può costituire un ulteriore elemento per la diffusione degli istituti. Ma è necessario anche un cambio culturale». Come da un lato il fisco tenta di fare la sua parte per evitare di sfociare in commissione tributaria, è emerso durante i lavori, anche i contribuenti dovrebbero abbandonare gradualmente la cultura processualistica secondo la quale, in ogni caso, si deve ricorrere sempre e comunque fino al giudice di ultima istanza. «Talvolta per i professionisti, specie se non sufficientemente preparati, è più semplice e veloce scrivere un ricorso che impegnarsi in un serio contraddittorio preventivo contro l'amministrazione finanziaria», afferma Miccinesi, «la vera controparte tecnica del contribuente deve essere l'ufficio, non il giudice, soprattutto su questioni specialistiche quali quelle di cui un ordinamento fiscale complesso come il nostro è pieno. Solo il contraddittorio è garanzia di efficienza degli strumenti deflativi».

In questo quadro, neanche l'aumento delle sanzioni per gli istituti definitori introdotti dalla legge n. 220/2010, e in vigore dallo scorso 1° febbraio, sembra costituire un freno alla diffusione di questi strumenti. «Personalmente non ritengo che la nuova misura delle sanzioni costituisca un fattore ostativo», chiosa Magistro, «per quanto riguarda l'adesione ai pvc per esempio abbiamo riscontrato ottimi risultati e confidiamo di continuare così». Stentano a decollare, invece, le adesioni agli inviti al contraddittorio, almeno con riferimento alle azioni di masse intraprese, per esempio quella relativa agli studi di settore.

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