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Integrativa al palo

del 05/03/2011
di: di Simona D'Alessio
Integrativa al palo
Previdenza complementare, questa (quasi) sconosciuta. E, se nel settore privato l'istituto è in una condizione di stagnazione, in quello pubblico è ancora ai nastri di partenza: nel 2008, infatti, un'indagine di Ipsos per conto di Mefop (la società per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione, di cui il ministero dell'economia detiene la maggioranza assoluta delle azioni) rivelava come il 50% dei lavoratori interpellati fosse iscritto a una forma pensionistica complementare, mentre la restante metà, che non aveva dimestichezza con le più basilari nozioni finanziarie, non desiderava aderirvi in un prossimo futuro. Nel terzo rapporto sulla previdenza complementare del pubblico impiego, presentato ieri a Roma, la premessa è proprio la necessità di promuovere una maggiore conoscenza di questo strumento in modo, ha sostenuto Carlo Borio, presidente del consiglio di indirizzo e vigilanza dell'Inpdap, da «consentire a ciascun lavoratore l'esercizio consapevole delle proprie scelte, per evitare di ritrovarsi fra soli cinque anni, contro i 20 stimati, di fronte a uno shock pensionistico» che coinvolgerà tutti coloro che avranno sottovalutato «l'entità del problema».

Una riflessione opportuna, a 15 anni dall'entrata in vigore della riforma del sistema previdenziale obbligatorio e integrativo, a cui l'ente aggiunge un importante tassello: l'Istituto, dichiara il presidente Paolo Crescimbeni, potrebbe svolgere meglio di altri il ruolo di «riassicuratore». Ecco l'ipotesi: i fondi pensione verserebbero nelle sue casse «una percentuale delle quote mensili dei premi percepiti e l'Inpdap, a sua volta, investirebbe tali somme nel settore del welfare» e i rendimenti «sarebbero utilizzati per fronteggiare le eventuali perdite dei fondi pensione». Già adesso sono rilevanti le funzioni affidate all'ente: fra queste ci sono l'accantonamento e la rivalutazione delle quote figurative destinate alla previdenza complementare e il versamento ai fondi dei dipendenti statali dei contributi datoriali. L'idea di Crescimbeni dovrebbe essere il grimaldello per scardinare le diffidenze che caratterizzano soprattutto i giovani dipendenti statali, preoccupati per la sorte dei loro risparmi.

Il rapporto si concentra, poi, sulla destinazione del trattamento di fine rapporto ai fondi pensione (il decreto legislativo 252/2005 introduce il silenzio-assenso, l'adesione automatica, qualora non venga indicato il contrario che ha contribuito positivamente ad accrescere il flusso, poiché dai dati Mefop emerge che al 30 giugno 2010 i lavoratori che avevano tacitamente sottoscritto la scelta erano circa 131 mila, con un aumento del 16,80% rispetto all'anno precedente; insieme a tali somme, inoltre, vanno conteggiate i 39.314 assensi a fondinps, il modello previdenziale complementare dell'istituto nazionale per la previdenza sociale. Al di là delle decisioni inconsapevoli, il presidente della commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip), Antonio Finocchiaro ritiene che la previdenza complementare debba essere la «priorità assoluta» delle nuove generazioni.

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