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Scommesse Disapplicare le norme

del 05/03/2011
di: di Marilisa Bombi
Scommesse Disapplicare le norme
La normativa nazionale in materia di scommesse non è compatibile con il diritto comunitario e quindi va disapplicata perché la previsione di un monopolio pubblico basata su un sistema limitato di concessioni/autorizzazioni integrato da una licenza di pubblica sicurezza e rafforzato da sanzioni penali per i soggetti non titolati, comporta restrizioni alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi. Lo ha affermato il Tar Lombardia-Brescia (Sezione seconda) con la sentenza 321 depositata il 23 febbraio. Secondo il Collegio, «la giurisprudenza comunitaria attribuisce agli Stati la possibilità di scegliere tra il monopolio pubblico sulle scommesse e un regime di concorrenza tra gli operatori presenti sul mercato (sia pure entro un quadro di autorizzazioni, controlli e sanzioni). Tuttavia il riconoscimento di questa discrezionalità è sempre accompagnato dall'avvertenza che la scelta non deve essere sproporzionata rispetto allo scopo perseguito. Lo scopo adeguato secondo il diritto comunitario è la tutela del consumatore, non l'incremento delle entrate fiscali». Dunque può essere considerata legittima la concessione di diritti esclusivi a un organismo pubblico o privato. Se però lo Stato non persegue effettivamente obiettivi di prevenzione, bensì di cassa, e per contro esistono strumenti, quali il rilascio all'intermediario della licenza di pubblica sicurezza, che consentono di limitare le interferenze della criminalità e di garantire allo stesso tempo i consumatori, non vi sono ragioni per cui la libertà di prestazione dei servizi e di stabilimento non possano esplicarsi nel loro ambito naturale, che è la concorrenza nel mercato.

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