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No ai cittadini trattati da sudditi

del 04/03/2011
di: La Redazione
No ai cittadini trattati da sudditi
Requisitoria circostanziata dei revisori legali sugli abusi e soprusi della mala amministrazione e dello stesso governo contro i cittadini-contribuenti e le imprese. Il J'accuse dell'Istituto nazionale revisori legali è ad ampio raggio: partito da Pisa dove si è svolto un convegno di studi promosso dall'Inrl sul tema «La difesa del cittadino contro la mala amministrazione» trova piena condivisione da parte del presidente dell'Istituto, Virgilio Baresi. «Siamo sempre più convinti che stato e istituzioni dovrebbero relazionarsi con il cittadino, nel pieno rispetto di quei principi costituzionali ispirati all'uguaglianza e alla trasparenza. Invece accade il contrario, creando una sorta di sudditanza che non porta beneficio alla collettività. Una disparità ancor più evidente nelle regioni, dove si assiste al paradosso di cittadini-contribuenti controllati al centesimo, mentre le amministrazioni regionali che gestiscono un patrimonio di ben 420 miliardi di euro operano senza l'obbligo di un controllo contabile».

Contesto nel quale si innesta la problematica generale della mala amministrazione affrontata al convegno di Pisa promosso dall'Inrl e moderato dal segretario generale dell'Istituto, Gianluigi Bertolli che ha ribadito come «oggi pur in presenza di principi costituzionali, di norme che invocano la trasparenza e la terzietà, per gestire in modo corretto i rapporti tra cittadino-contribuente e pubblica amministrazione, dobbiamo constatare, e personalmente lo verifico da fatti recenti, che l'amministrazione finanziaria sta disattendendo questi principi e le stesse aspettative dei cittadini. E nell'esercizio del contraddittorio conseguente agli accertamenti basati sugli studi di settore e sul redditometro, si assiste purtroppo a un sistematico rifiuto da parte dell'amministrazione finanziaria a considerare le argomentazioni addotte dal contribuente. A questo punto credo che una possibile soluzione possa arrivare solo dalle commissioni tributarie che, grazie alle nuove procedure di codice civile, devono condannare le amministrazioni alle eventuali spese processuali. Sarebbe un primo tangibile segnale a tutela del cittadino-contribuente e un primo passo verso quella giustizia tributaria che si vuole ispirata ai dettami costituzionali della trasparenza e dell'uguaglianza».

A dar pieno sostegno alle istanze dei revisori legali, al convegno di Pisa sono intervenuti amministratori locali e accademici: primo fra tutti il presidente della provincia di Pisa, Andrea Pieroni, che ha ammesso che «le strutture della p.a. non sono snelle né dinamiche, se a questo aggiungiamo il sovrapporsi di norme spesso in contraddizione fra loro e la crescente carenza di risorse, si comprende quanto sia impegnativa la strada che ci attende. Ma dobbiamo proseguire il percorso di riforma e di riorganizzazione dei poteri pubblici. Col Federalismo si possono anche individuare meglio le risorse a disposizione delle amministrazioni locali».

Gli ha fatto eco Alessandro Giovannini, ordinario di diritto tributario all'università di Siena, «elemento base del concetto di giustizia tributaria è la stessa Costituzione laddove all'art.3, 1° comma stabilisce che il cittadino deve essere trattato come tutti gli altri. Purtroppo in tale ambito l'interesse prevalente, oggi, rimane sempre quello dello stato, e si tratta di interesse fiscale rispetto al cittadino. Ma questo non è in linea con la Costituzione e il legislatore dovrebbe introdurre concrete novità nell'esaltazione della trasparenza, rimuovendo anche divieti come quello della difesa testimoniale che appare una autentica ingiustizia».

Significativa, infine, anche la riflessione di Luigi Murciano, ricercatore di diritto processuale tributario presso la facoltà di giurisprudenza dell'università di Pisa: «Sebbene nel processo tributario ci siano tutele per il cittadino come la difesa tecnica che può individuare e dimostrare la controvertibilità di un atto amministrativo, a mio avviso l'amministrazione finanziaria dovrebbe sempre garantire la preventiva conciliazione tributaria perché favorirebbe una deflazione dei contenziosi».

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