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Accertamenti in termini blindati

del 03/03/2011
di: di Duilio Liburdi
Accertamenti in termini blindati
Raddoppio dei termini per l'accertamento tributario con rischi senza limiti: secondo alcune pronunce della giurisprudenza di merito sarebbe infatti sufficiente che, al 4 luglio 2006, il periodo di imposta sia ancora accertabile. Senza alcuna importanza sul fatto che l'avviso di accertamento sia notificato oltre i termini ordinari previsti dall'articolo 43 del dpr n. 600 del 1973 ovvero dell'articolo 57 della legge Iva. Inoltre, la disciplina introdotta dalla manovra Visco–Bersani si renderebbe applicabile anche ai fini degli accertamenti Irap. Sono i principi che emergono dalla sentenza della Commissione tributaria provinciale di Massa Carrara del 17 febbraio (n. 74/1/11) e che suscitano moltissime perplessità.

La norma di riferimento. Il dl 223/2006 ha disciplinato il raddoppio dei termini amministrativi per l'attività di accertamento nel caso in cui siano verificate, nei confronti del contribuente, ipotesi di violazione di natura penale ai sensi di quanto previsto dal dlgs 74/2000. Il comma 26 dell'art. 37 del dl prevede espressamente che gli interventi operati dai commi 24 e 25 (in materia di accertamento imposte sui redditi ed Iva), opera a partire dal periodo di imposta per il quale, alla data di entrata in vigore del decreto, erano ancora aperti. Quindi, in generale, considerata l'entrata in vigore della norma nel 2006, si doveva prendere come riferimento il periodo di imposta 2001 tenendo conto, peraltro, delle interrelazioni con quanto previsto in termini di condono fiscale. Il riferimento al 2001, dunque, deve essere inteso come esplicativo di un principio ma non di reale effetto pratico considerando come, laddove per quel periodo di imposta il contribuente non avesse sanato la propria posizione, operavano le disposizioni di cui all'art. 10 della legge 289/2002 che disponeva la proroga biennale dei termini di accertamento.

La questione del raddoppio dei termini di accertamento, però, deve essere approcciata in generale tenendo conto dello spirare dei termini ordinari e comprendere se, tale raddoppio, possa operare una volta decorso il termine decadenziale previsto dalle norme in materia di imposte sui redditi e Iva.

Le indicazioni dei giudici di Massa Carrara. Secondo i giudici toscani la norma deve essere intesa come una generale previsione di raddoppio dei termini di accertamento indipendentemente dal momento di notifica dell'atto. Nel caso di specie, l'avviso di accertamento riguardava il periodo di imposta in contestazione era anche il 2003 con atto notificato nel 2008 e dunque oltre il termine decadenziale previsto dalla norma. Secondo i giudici, il legislatore del 2006 ha posto solo due condizioni:

- che sia stata commessa una violazione che comporta l'obbligo di denuncia ai sensi dell'art. 331 cpp, senza ritenere che tale denuncia sia inoltrata prima della scadenza ordinaria dei termini di decadenza;

- che i termini ordinari di decadenza siano ancora pendenti alla data di entrata in vigore del dl 223/2006. Nel caso di specie, secondo i giudici, i presupposti si erano verificati entrambi.

È questa una lettura della norma che non può non essere criticata. Condividere tale orientamento, infatti, starebbe a significare che nel momento in cui è entrata in vigore la norma del 2006, il termine per l'accertamento dei periodi di imposta ancora pendenti in quel momento è potenzialmente sempre raddoppiato. Senza alcuna garanzia per i contribuenti in merito, ad esempio, alla conservazione della documentazione rilevante ai fini tributari. Come correttamente osservato da Assonime nella nota n. 8 del 2010, invece, si deve ritenere corretta una impostazione del tutto differente e cioè quella che privilegia, in primo luogo, la potenziale contestabilità di un periodo di imposta da un punto di vista amministrativo. Una indicazione dunque quella dei giudici che non può essere in alcun modo condivisa. Per quanto concerne i riflessi ai fini Irap, si deve ricordare, in primo luogo, che le violazioni di natura penale di cui al dlgs 74/2000 non menzionano in alcun modo il tributo regionale ma sono confinate alle imposte sui redditi e all'Iva come del resto osservato dalla stessa amministrazione finanziaria nella circolare 154/2001. Di fatto, dunque, secondo i giudici, il fatto che sia rilevata una violazione potenzialmente rilevante ai fini penali nei settori impositivi menzionati nel dlgs 74/2000, comporterebbe una automatica estensione ai fini amministrativi in campo Irap considerato il rinvio che viene effettuato nella norma alle regole di accertamento previste ai fini delle imposte sui redditi. Anche su questo aspetto, evidentemente, qualche perplessità rispetto alle affermazioni formulate dai giudici potrebbe essere sollevata.

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