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Collegi sindacali, costi a più 50%

del 02/03/2011
di: Valerio Stroppa
Collegi sindacali, costi a più 50%
La nuova tariffa professionale dei commercialisti comporta un aumento dei costi dei collegi sindacali per le imprese pari, in media, al 50%. Ma secondo il Cndcec non c'è alcun rincaro, bensì soltanto un adeguamento di compensi che erano fermi a metà degli anni 90. E in ogni caso, tra gli operatori, vige un principio comune: questioni legate al compenso dei sindaci o dei revisori non possono né devono pregiudicare la qualità dei controlli. È quanto emerge da una ricognizione effettuata da ItaliaOggi dopo che nei giorni scorsi, in occasione del 2° Forum Bilancio, il presidente dell'Andaf, Fausto Cosi, aveva evidenziato un aggravio per le imprese superiore al 40-50%, nonché una difficoltà interpretativa nella determinazione dei compensi parcellati (si veda ItaliaOggi del 23 febbraio 2011). «L'aumento di cui si parla c'è sicuramente», spiega Massimo Mellacina, consigliere Cndcec con delega alla tariffa, «ma si tratta di un semplice adeguamento di valori monetari che erano fermi al 1994. La rivalutazione dei corrispettivi per le funzioni di sindaco, al pari di tutte le altre prestazioni professionali, è basata sull'indice Foi (prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati) fornito dall'Istat». Anche riguardo alla complessità del meccanismo di determinazione del compenso per i sindaci, il Cndcec non concorda. «Il metodo dell'interpolazione lineare utilizzato è lo stesso che veniva adottato con la precedente tariffa», prosegue Mellacina, «prendendo come riferimento parametri quali i componenti positivi di conto economico, il patrimonio netto e il capitale sociale. Anzi direi che ora c'è maggiore chiarezza, perché il sistema è esplicitato nel testo della norma».

Mentre per gli incarichi dei sindaci che prevedono già all'origine un compenso fisso omnicomprensivo non sussistono problemi, però, le imprese lamentano un aumento dei costi nei casi in cui l'incarico fa riferimento alla tariffa professionale, senza forfait. In un caso, spiega un'azienda interpellata da ItaliaOggi, i compensi sono quadruplicati, passando da un anno all'altro da 15 a 60 mila euro, con conseguente contestazione della parcella e successiva transazione.

L'Andaf, che associa circa 2 mila imprese, sta valutando se inviare alle aziende iscritte un questionario relativo all'incremento dei costi. «Al di là del rincaro, manca uniformità di comportamenti», commenta il presidente Cosi, «vediamo arrivare fatture che sono talvolta una babele inestricabile». E poi c'è il problema dei collegi in corso d'opera. «I collegi nominati nel 2009, per esempio per un triennio, stanno ora fatturando ai sensi della nuova tariffa», chiosa Cosi, «andrebbe chiarita la possibilità fino alla scadenza del mandato di applicare le tariffe vigenti ratione temporis». Tesi però non condivisa dai commercialisti. «Trattandosi di onorari specifici», conclude Mellacina, «per le prestazioni in corso alla data di entrata in vigore della nuova tariffa, si applica quest'ultima, ai sensi dell'articolo 56».

Situazione ben diversa nel mondo della revisione legale, dove i compensi sono predeterminati ex ante sulla base di preventivi e lettere di incarico. «Per definizione non deve esserci alcuna dipendenza della qualità dal livello del corrispettivo», spiega Mario Boella, presidente di Assirevi. «L'articolo 10 del dlgs n. 39/2010 chiede che il compenso per il revisore legale sia determinato in modo da garantire la qualità e l'affidabilità dei lavori. Che peraltro sono una prerogativa irrinunciabile per le società di revisione. Se il compenso è giudicato inadeguato da una parte o dall'altra, semplicemente non si dà luogo all'incarico. Ma una volta accettato il mandato, a prescindere dal corrispettivo previsto, non può esserci altra strada che la ricerca del massimo della professionalità».

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