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Ritenute, esteso il reato

del 01/03/2011
di: di Manola Di Renzo
Ritenute, esteso il reato
L'omesso versamento delle ritenute previdenziali è reato anche per il committente. Ma facciamo un passo indietro. Il mercato del lavoro ha visto nel corso degli ultimi 15 anni numerosi cambiamenti e qualche rivoluzione, intesa in senso di cambiamento repentino e irreversibile. Nell'aprile del 1998 nasceva il primo contratto collettivo nazionale del lavoro per le collaborazioni coordinate e continuative. Veniva stipulato tra Cnai e Cisal. Venne pubblicato sul «nuovo codice del lavoro» di Renato Scognamiglio, nella sezione dedicate al lavoro parasubordinato.

Si è trattato del primo contratto, in assoluto, che ha disciplinato in maniera unitaria, per tutto il territorio nazionale, i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, prevedendo sia quelli a tempo determinato sia indeterminato. L'acronimo «co.co.co.» (collaborazione coordinata e continuativa) venne coniato dal presidente del Cnai, Orazio Di Renzo, in concomitanza con il primo contratto nazionale. Il contratto regolamentava tutti gli aspetti relativi a un rapporto di lavoro: dal periodo di prova all'orario di lavoro, dal congedo matrimoniale agli indennizzi per malattia o infortuni e in ultimo prevedeva già la presenza di un ente bilaterale, Cap, Cassa assistenza previdenza, per l'erogazione di un ventaglio di previdenze a favore dei collaboratori.

Prima il codice civile prevedeva un tipo di rapporto lavorativo non riconducibile al tipo «lavoro subordinato», ponendolo tra il lavoro dipendente e il lavoro autonomo, senza però regolamentarlo. Soltanto la legge Biagi (legge 276/2003) nel 2003, ha trattato il tema dei rapporti di lavoro autonomo cosiddetti «parasubordinati», introducendo i nuovi istituti del lavoro «a progetto» e «a programma».

Dal 2003 in poi vi sono state diverse norme che hanno modificato taluni aspetti dei rapporti di collaborazione continuativa sino ad arrivare all'ultimo collegato lavoro (legge 183 9/11/10) che ne introduce ulteriori novità.

Il collegato lavoro, con l'articolo 39, estende l'applicazione di una serie di disposizioni di carattere principalmente sanzionatorio riguardo l'obbligo di versamento delle ritenute previdenziali a carico del datore, alle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal committente sui compensi dei lavoratori a progetto e dei titolari di collaborazioni coordinate e continuative iscritti all'apposita gestione separata Inps.

Prima d'ora in caso di inosservanza degli obblighi contributivi da parte del committente non poteva essere previsto quanto fatto adesso poiché la disposizione fa espresso riferimento ai «datori di lavoro» e non più generalmente ai «soggetti» che non ottemperano al versamento delle ritenute previdenziali operate sulle retribuzioni.

Se il datore di lavoro omette il versamento delle ritenute previdenziali operate sulle retribuzioni dei propri lavoratori dipendenti, il legislatore, in base all'articolo 2 comma 2 e 1-bis legge n. 683/1983, considera ciò un reato penalmente sanzionabile con la reclusione fino a tre anni e una multa fino a 1.032,91 euro. Per quanto invece riguarda il reato di mancato versamento delle ritenute previdenziali da parte del datore di lavoro per la quota di contributi a carico del lavoratore, il comma 1-ter del citato articolo 2 della stessa legge stabilisce che dopo l'accertamento della violazione al datore di lavoro l'omesso versamento di tali ritenute debba essere denunciato all'autorità giudiziaria dopo il versamento da parte del datore di lavoro entro tre mesi dalla contestazione della notifica o contestazione o una volta che sia decorso inutilmente il suddetto termine di tre mesi.

Ora, all'articolo 39 del collegato si prevede l'estensione del medesimo regime sanzionatorio, previsto in caso di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, anche all'omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal committente sui compensi dei lavoratori a progetto e dei titolari di collaborazioni coordinate e continuative iscritti alla Gestione separata.

Il committente, come il datore di lavoro, non è punibile se provvede a versare entro tre mesi dalla constatazione o dalla notifica dell'avvenuto accertamento della violazione. Tra i soggetti per i quali il committente può incorrere nel reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali operate sul compenso corrisposto: i lavoratori a progetto, i titolari di collaborazioni coordinate e continuative iscritti alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335

Dunque anche se sempre tenuti all'iscrizione e al versamento della contribuzione alla gestione separata, possono essere esclusi dall'ambito di applicazione della norma gli associati in partecipazione con apporto di solo lavoro e i soggetti esercenti attività di lavoro autonomo occasionale ex articolo 2222 del codice civile.

Sintetizzando, sono da ritenersi punibili ai sensi dell'articolo 39 del collegato i committenti che omettano il versamento delle ritenute previdenziali effettuate sui compensi dei lavoratori a progetto; collaboratori coordinati e continuativi cioè professionisti iscritti agli albi professionali, componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società, partecipanti a collegi e commissioni, soggetti nei confronti di associazioni o società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive riconosciute dal Coni, collaboratori che effettuano prestazioni occasionali di durata non superiore a 30 giorni e per un compenso non superiore a 5 mila euro e infine collaboratori che percepiscono pensione di vecchiaia.

Per quanto concerne la durata massima del rapporto di collaborazione prevista in 240 ore nell'anno solare non si riscontrano le stesse limitazioni previste con il limite di 30 giorni.

Il collegato lavoro all'articolo 50 introduce specifiche disposizioni volte a sanare situazioni anomale che si sono create in relazione alla procedura di stabilizzazione dell'occupazione dei lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa prevista dai commi da 1202 a 1210, articolo 1 della legge n. 296/2006 (Finanziaria 2007). Essa aveva dato ai datori di lavoro/committenti la possibilità di procedere alla regolarizzazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa tramite la trasformazione in rapporti di lavoro subordinato stipulando entro il 30 settembre 2008 un accordo aziendale ovvero territoriale con le organizzazioni sindacali aderenti alle associazioni nazionali comparative più rappresentative finalizzato alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro.

Nello specifico, con l'articolo 50 del collegato, il legislatore interviene per risolvere le controversie sorte in merito alla qualificazione quale rapporto di lavoro subordinato di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa per le quali il ricorso alla stabilizzazione prevista dalla legge finanziaria 2007 non ha avuto esito positivo. In sintesi l'articolo prevede che il datore di lavoro in caso di accertamento della natura subordinata di rapporti di collaborazione che abbia offerto entro il 30 settembre 2008 la stipulazione di un contratto di lavoro subordinato ai sensi dell'articolo 1, commi 1202 e seguenti, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e che successivamente alla data di entrata in vigore del collegato (24 novembre 2010) abbia ulteriormente offerto la conversione a tempo indeterminato del contratto in corso o l'assunzione a tempo indeterminato per mansioni equivalenti a quelle svolte è tenuto a indennizzare il prestatore di lavoro con un'indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 e un massimo di sei mensilità di retribuzione, avuto riguardo ai criteri indicati nell'articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604.

Dunque dal 1998 ci sono stati numerosi cambiamenti nel mondo-mercato del lavoro. Il Cnai si è sempre mostrato al passo con i tempi e addirittura in anticipo.

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