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Fondi d'investimento per cassa

del 01/03/2011
di: di Stefano Loconte
Fondi d'investimento per cassa
Fondi di investimento con il principio di cassa. Per le società di gestione il calcolo del risultato maturato dovrà essere effettuato entro il 30 giugno. Le regole entreranno in vigore, infatti, dall'1/7/2011. Sono questi gli effetti per la disciplina dei fondi d'investimento previsti dalla legge 10 del 26/2/2011 di conversione del dl 225/2010 (Milleproroghe). Tra le novità di maggior rilievo contenute nel provvedimento si segnala la radicale riforma la tassazione dei fondi mobiliari di investimento. La tassazione dei fondi italiani nonché dei fondi lussemburghesi storici, è stata dunque equiparata a quella prevista per i fondi esteri armonizzati. I fondi comuni italiani, a prescindere dall'oggetto dell'investimento (a esclusione dei fondi immobiliari) sono stati esclusi dall'assoggettamento dalle imposte sul reddito e dall'imposta regionale sulle attività produttive, a favore dell'introduzione di un regime di tassazione utili prodotti, direttamente in capo ai partecipanti al fondo e sulla base del cd. «principio di cassa». Dal 1° luglio 2011 infatti la tassazione dei fondi di investimento passerà dal cd. «regime di tassazione per maturazione» al cd. «regime di tassazione per cassa». Con il richiamato intervento normativo è stato infatti abrogato il previgente regime di tassazione diretta in capo al fondo sul risultato della gestione maturata, in favore del prelievo d'imposta direttamente in capo all'investitore. A partire dal prossimo luglio dunque, la tassazione dovrà essere commisurata al risultato della gestione maturato in capo al soggetto percipiente, al momento del riscatto, della liquidazione ovvero della cessione delle quote. Nello specifico, a tenore delle novellate disposizioni legislative, il fondo non sarà più, come in passato, soggetto, all'imposta sostitutiva del 12,5% sul risultato maturato di gestione, ma saranno gli investitori, al momento del riscatto (liquidazione ovvero della cessione di quote), a subire l'applicazione di una ritenuta del 12,5% sui proventi percepiti, qualificabili come redditi di capitali. Il prelievo effettivo sarà rapportato all'incremento di valore risultante dai prospetti periodici, determinatosi tra la data dell'operazione e quella in cui la quota è stata sottoscritta o acquistata (cosiddetto «delta NAV», Net Asset Value). L'applicazione della ritenuta, da effettuarsi a titolo di acconto nei confronti di soggetti esercenti un'impresa commerciale ovvero a titolo d'imposta negli altri casi, è stata tuttavia espressamente esclusa qualora da effettuarsi nei confronti di fondi immobiliari, fondi pensione, gestioni patrimoniali individuali, fondi comuni mobiliari italiani ed esteri e soggetti che pur essendo residenti in stati cd. «white list» non consentono un adeguato scambio di informazioni. Infine è opportuno considerare che i risultati negativi di gestione accumulati dai fondi in oggetto, potranno essere utilizzati senza limiti temporali e di importo, in compensazione dei redditi percepiti dai partecipanti al fondo, adottando la regola che ne guida l'utilizzo nel sistema attuale. Attesa l'estrema incisività delle modifiche apportate, il legislatore ha previsto uno specifico regime transitorio volto a disciplinare il passaggio dalla vecchia alla nuova normativa. Considerato che il nuovo regime opererà con decorrenza dal 1° luglio 2011, le società di gestione del risparmio, il 30/6/2011, provvederanno a calcolare il risultato di gestione maturato a tale data e, qualora questo dovesse risultare positivo, verseranno la corrispondente imposta sostitutiva in un massimo di 11 rate, a partire 16/2/2012. Qualora viceversa il risultato di gestione maturato alla data del 30/6/2011 sia negativo, le società di gestione del risparmio potranno compensare i redditi da assoggettare a ritenuta con i risultati negativi pregressi senza limiti di tempo. Favorevoli sono stati i commenti degli addetti ai lavori sulla portata delle modifiche introdotte. Secondo l'Aifi (Associazione italiana del private equity e venture capital), la revisione della tassazione dei fondi comuni di investimento avrà un impatto positivo specialmente sui fondi di private equity. La previgente disciplina comportava in effetti un oggettivo svantaggio competitivo nell'adozione dei fondi comuni d'investimento italiano rispetto ai fondi di diritto estero, specie considerando l'impossibilità per i gestori di applicare metodi di valutazione delle partecipazioni allineati a quelli previsti dalla prassi internazionale. Il nuovo regime, livellando le regole del gioco sul piano fiscale, rafforza la competitività e la trasparenza del private equity nel nostro paese, incentivando gli investitori internazionali a investire nei fondi italiani. L'equiparazione del trattamento fiscale dei fondi italiani a quello degli omologhi prodotti comunitari, ha consentito all'Italia di allinearsi alla disciplina prevista dagli altri stati europei all'indomani dell'entrata in vigore della direttiva 2009/65/CE del 13/7/2009 (direttiva UCITS IV) da recepire entro l'1/7/2011. Tale direttiva consentirà alle società di gestione del risparmio di istituire e gestire fondi comuni di investimento armonizzati in altri stati membri senza necessità di costituire in loco una società di gestione.

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