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Convivente, spia del fisco

del 01/03/2011
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Convivente, spia del fisco
Accertamenti fiscali sui conti correnti a 360 gradi. Infatti, i movimenti bancari sul c/c della convivente dell'imprenditore, delegato a operarvi, sono imputabili al reddito da questo percepito e quindi imponibili.

È quanto sancito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza numero 4775 del 28 febbraio 2011, ha respinto il ricorso di un imprenditore individuale al quale erano stati imputati come reddito tassabile, i versamenti fatti sul conto della convivente (conto sul quale l'uomo aveva una delega).

Insomma l'ufficio delle imposte dirette gli aveva attributo tutti i movimenti presso il c7c della donna. Lui si era difeso sostenendo che l'anno di imposta di accertato era antecedente al rapporto sentimentale. Una motivazione, questa, che aveva convinto la ctp di Roma. Le cose erano poi cambiate in secondo grado. Infatti la ctr aveva accolto l'appello dell'amministrazione finanziaria, sancendo che la presunzione del rapporto sentimentale prevaleva sulla «scusa» addotta dal contribuente. A questo punto l'imprenditore ha fatto ricorso in Cassazione ma senza successo. La sezione tributaria ha infatti confermato e reso definitivo il verdetto di secondo grado applicando il principio secondo cui «una volta acquisita la prova, anche attraverso presunzioni, della riferibilità al contribuente di un rapporto di natura bancaria, opera la presunzione legale, superabile mediante prova contraria, nella, specie non fornita, inerente all'attribuzione dei movimenti bancari all'attività svolta dal contribuente medesimo».

La decisione depositata ieri chiudo un po' il cerchio sugli accertamenti fiscali basati sulle ormai più frequenti indagini sui conti correnti bancari. Da qualche anno a questa parte la Cassazione ha infatti stabilito la legittimità degli atti impositivi scaturiti da inchieste fatte sui conti dei parenti. Si era partiti dalla moglie, poi i figli e infine il suocero. Ora Piazza Cavour ha «cristallizzato» sul fronte fiscale anche i rapporti con la convivente. In tutti questi casi, tuttavia il contribuente può sconfessare l'accertamento fornendo la prova contraria. Questo è il comune denominatore di tutte le decisioni di legittimità sugli accertamenti bancari. In tutte, infatti, si legge l'ulteriore principio secondo cui «in tema di accertamento delle imposte sui redditi e con riguardo alla determinazione del reddito di impresa, l'art. 32 del dpr 29 settembre 1973, n. 600 impone di considerare ricavi sia i prelevamenti, sia i versamenti su conto corrente, salvo che il contribuente non provi che i versamenti sono registrati in contabilità e che i prelevamenti sono serviti per pagare determinati beneficiari, anziché costituire acquisizione di utili; posto che, in materia, sussiste inversione dell'onere della prova, alla presunzione di legge (relativa) va contrapposta una prova, non un'altra presunzione semplice ovvero una mera affermazione di carattere generale, né è possibile ricorrere all'equità».

Ma non è ancora tutto. Nell'affermare questo interessante principio i giudici con l'Ermellino hanno inoltre ricordato che «sempre in materia di accertamenti bancari, decisivo rilievo ai fini indiziari può avere la, mancata risposta della società contribuente ai chiarimenti richiesti dall'Ufficio circa c/c bancari intestati a persone fisiche riconducibile alla società in ragione degli strettissimi rapporti con essa intercorrenti». La posizione della Procura di Piazza Cavour è perfettamente allineata con la decisione presa dalla sezione tributaria. Infatti, nell'udienza del 21 ottobre 2010, l'accusa ha chiesto il rigetto del ricorso del contribuente.

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