Il fisco Usa: «Credit Suisse associazione a delinquere»
Il fisco Usa: «Credit Suisse associazione a delinquere»
del 26/02/2011
di: Gabriele Frontoni
Pesanti accuse del Fisco americano contro Credit Suisse. Il colosso finanziario elvetico, secondo il grand jury federale del distretto della Virginia, sarebbe considerato alla stregua di «un'associazione a delinquere» per reati commessi dal 1953 in avanti. Secondo l'accusa, in tutti questi anni alcuni dipendenti della banca avrebbero cospirato per frodare l'Internal Revenue Service (Irs), l'Agenzie delle entrate di Washington amministrando migliaia di conti segreti intestati a clienti americani per un totale di fondi in gestione che raggiungeva i 3 miliardi di franchi. Il copione sarebbe lo stesso utilizzato in passato dai colleghi di Ubs. Con l'aggravante che la storia di evasioni fiscali perpetrata da Credit Suisse e sfociata nell'incriminazione di 4 banker (Marco Parenti Adami, Emanuele Agustino, Michele Bergantino e Roger Schaerer) andrebbe avanti da oltre 50 anni. «Risale al 1953 e ha coinvolto due generazioni di evasori fiscali americani l'associazione per delinquere che ha portato all'incriminazione dei quattro funzionari di banca», si legge nella nota del Dipartimento di giustizia Usa, lasciando intendere che l'incriminazione costituisce soltanto la punta dell'iceberg di un caso ben più articolato. Le indagini avrebbero accertato che il «basista» della banda operava da Ginevra, provvedendo a soddisfare le esigenze di occultamento al fisco dei capitali prodotti negli Usa dai clienti americani. A questo punto entrava in scena un altro banchiere svizzero di base a New York che assisteva la clientela nella gestione dei propri fondi occulti. I restanti due membri della banda facevano invece la spoletta tra la Svizzera e l'America assicurandosi che tutto andasse per il meglio. Al di là della sorte dei quattro banchieri, anche Credit Suisse rischia grosso dall'indagine americana. Basti pensare a quanto successo a Ubs, costretta a versare, per una simile accusa, una multa di 780 milioni di dollari all'Erario a stelle e strisce, oltre alla diffusione dei nominativi di 4.450 contribuenti americani in possesso di un conto corrente segreto nelle banche elvetiche.