Consulenza o Preventivo Gratuito

Falsa dichiarazione, reato soft

del 26/02/2011
di: La Redazione
Falsa dichiarazione, reato soft
Non commette reato ma solo una sanzione amministrativa chi dichiara falsamente il reddito (restando al di sotto dei 3.900 euro) per ottenere l'esenzione dal ticket sanitario. Lo hanno stabilito le sezioni unite penali della Cassazione con la sentenza n. 7537 del 25 febbraio 2011.

Dunque il massimo consesso di Piazza Cavour ha risolto un contrasto affermando in fondo alle lunghe motivazioni che «il reato di cui all'art. 316-ter cod, pen. assorbe quello di falso previsto dall'art. 483 dello stesso codice in tutti i casi in cui l'utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o documenti falsi costituiscono elementi essenziali per la sua configurazione». Non solo. «La fattispecie di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato o di altri enti pubblici, infatti, si configura come fattispecie complessa, ex art. 84 cod. pen., che contiene tutti gli elementi costitutivi del reato di falso ideologico». Né può attribuirsi rilevo alla diversità del bene giuridico tutelato dalle due norme, «considerato che in ogni reato complesso si ha, per definizione, pluralità di beni giuridici protetti, a prescindere dalla collocazione sistematica della fattispecie incriminatrice». L'assorbimento del falso ideologico nel delitto di cui all'art. 316-ter del codice penale si realizza anche quando la somma indebitamente percepita o non pagata dal privato, non superando la soglia minima dell'erogazione (euro 3.999,96), integri la mera violazione amministrativa di cui al secondo comma dello stesso art. 316-ter. Sulla base di questi motivi il Collegio esteso ha assolto, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, un 51enne di Messina che aveva dichiarato un reddito molto inferiore per non pagare il ticket sanitario. Per questo era stato condannato dal Tribunale e poi dalla Corte d'Appello a sei mesi di reclusione. Fra i capi di imputazione era figurata anche la truffa. Contro questa decisione lui ha presentato ricorso alla Suprema corte. La seconda sezione penale, dopo aver ravvisato un contrasto di giurisprudenza ha assegnato il ricorso alle sezioni unite chiedendo di risolvere la questione posta in questi termini: «quale sia la corretta qualificazione giuridica del fatto criminoso consistente nella falsa attestazione del privato di trovarsi nelle condizioni di reddito per fruire, a termini di legge, delle prestazioni del servizio sanitario pubblico senza il versamento della quota di partecipazione alla spesa sanitaria».

vota