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Licenziamenti, ricorsi in 60 giorni

del 26/02/2011
di: di Daniele Cirioli
Licenziamenti, ricorsi in 60 giorni
Proroga fantasma per l'impugnazione dei licenziamenti di co.co.co. e contratti a termine chiusi al 24 novembre (termine originario scaduto il 23 gennaio). C'è, ma non funziona (come evidenziato da ItaliaOggi il 16 febbraio). Il Milleproroghe, che dopo la fiducia di ieri della camera sarà oggi convertito in legge dal senato, rinvia al 31 dicembre l'entrata in vigore delle nuove disposizioni sull'impugnazione dei licenziamenti introdotte dal collegato lavoro. Ma sbaglia i riferimenti delle norme rendendo, di fatto, non operativo alcun rinvio. La situazione dunque resta immutata, almeno per ora. E fino a quando il governo non introdurrà nuove norme correttive, come ieri si è impegnato a fare con il voto alla camera di approvazione di un ordine del giorno di Giuliano Cazzola, relatore del collegato lavoro.

Un anno sabbatico. Il Milleproroghe voleva introdurre un anno sabbatico alla riforma dei ricorsi contro i licenziamenti. Un anno di riflessione, di maggior tempo a disposizione soprattutto a coloro ai quali le nuove norme rappresentano un'assoluta novità: co.co.co. (lavoratori a progetto) e titolari di contratti a termine. La novità è rappresentata, in particolare, dalla decadenza dal diritto di portare l'azienda in tribunale, una volta trascorsi 60 più 270 giorni dal licenziamento o risoluzione del rapporto di co.co.co. Per quanti avevano avuto un rapporto di lavoro (co.co.co. o a termine) chiuso prima del 24 novembre 2010, il primo termine di 60 giorni è scaduto il 23 gennaio scorso, cioè 60 giorni dopo l'entrata in vigore della legge n. 163/2010 (avvenuta il 24 novembre 2010).

La proroga fantasma. Il Milleproroghe avrebbe voluto far slittare l'entrata in vigore di queste disposizioni al prossimo 31 dicembre, così da riproporre il termine decadenziale (23 gennaio) al 1° marzo 2012 (cioè 60 giorni dopo la nuova entrata in vigore). Ma così non succede, perché la proroga risulta errata nei riferimenti e, dunque, praticamente inesistente. In particolare, il Milleproroghe inserisce nel testo della legge n. 183/2010 il comma 1-bis all'articolo 32, il quale stabilisce che «in sede di prima applicazione, le disposizioni di cui all'articolo 6, primo comma, della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, relative al termine di sessanta giorni per l'impugnazione del licenziamento acquistano efficacia a decorrere dal 31 dicembre 2011». Qui l'incongruenza. Le norme che andavano disapplicate per introdurre l'anno sabbatico sono i commi 3 e 4 dell'articolo 32. Perché sono queste le norme che dispongono l'estensione della disciplina sui ricorsi contro i licenziamenti alle ipotesi dei contratti di collaborazione e di quelli a termine, anche se chiusi al 24 novembre 2010. Infatti, il comma 3 stabilisce che la disciplina si applica ai licenziamenti che presuppongono la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro ovvero alla legittimità del termine apposto al contratto; al recesso del committente nei rapporti di co.co.co. e progetto; al trasferimento d'azienda; all'azione di nullità del termine (contratti a tempo determinato); e il comma 4 prevede che si applica ai contratti di lavoro a termine anche se già conclusi al 24 novembre; alla cessione di contratto di lavoro; e in ogni altro caso si chieda la costituzione o l'accertamento di un rapporto di lavoro in capo a un soggetto diverso dal titolare del contratto.

Social card. Il Milleproroghe, inoltre, prevede l'avvio di una sperimentazione della durata di 12 mesi, in favore degli enti caritativi operanti nei comuni con più di 250 mila abitanti, per valutare la proroga del programma carta acquisti (la social card) e per favorire la diffusione della carta tra le fasce della popolazione in condizione di maggiore bisogno. Il tutto sarà disciplinato da un apposito decreto del ministero del lavoro e delle finanze (entro 30 giorni) che dovrà stabilire, tra l'altro, i requisiti circa le modalità di selezione degli enti caritativi che gestiranno le social card e le caratteristiche delle persone bisognose.

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