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Il Collegato alla Consulta

del 25/02/2011
di: La Redazione
Il Collegato alla Consulta
L'articolo 32 della legge 4 novembre 2010, n. 183 (collegato lavoro) ha introdotto un'indennità «omnicomprensiva», da 2,5 a 12 mensilità di retribuzione a favore del lavoratore, in caso di termine illegittimamente apposto al contratto di lavoro subordinato a termine. Tale indennità è inoltre ridotta alla metà nel caso di contratti collettivi che prevedano l'assunzione, anche a tempo indeterminato, di lavoratori già occupati a termine nell'ambito di specifiche graduatorie. La Corte di cassazione ha rinviato la normativa in oggetto alla Corte costituzionale.

LA RECENTE GIURISPRUDENZA GIÀ AVEVA SENTENZIATO IN MERITO

- Il Tribunale di Busto Arsizio con la sentenza n. 528 del 29/11/2010, nel riconoscere la nullità del termine per la totale mancanza delle ragioni tecniche, organizzative e produttive (art. 1 dlgs 368-2001 eccezione del termine) aveva disposto: la conversione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato; la condanna del datore di lavoro al pagamento delle retribuzioni maturate fino alla sentenza; il pagamento dell'indennità risarcitoria come stabilito dal collegato Lavoro:

- Il Tribunale di Trani, con ordinanza del 20 dicembre 2010, ha invece sollevato la questione di costituzionalità dei commi da 5 a 7 dell'articolo 32 della legge n. 183/2010 per violazione degli art. 3, 11, 24, 101, 102, 111 e 117 della Costituzione. Le motivazioni addotte dal giudice di merito attengono all'iniqua forfetizzazione del danno prevista dall'articolo in questione nonché alla retroattività dell'efficacia del termine di decadenza ivi previsto che comporterebbe la perdita in capo ai lavoratori di un diritto preesistente all'entrata in vigore della legge.

CONCLUSIONI DELLA CORTE DI CASSAZIONE

La Corte di cassazione in effetti sostiene che la norma contenuta nell'articolo 32 della legge n.183/2010 sia in contrasto con gli articoli 3, 4, 24, 111 e 117 della Costituzione italiana ritenendo che tale indennità omnicomprensiva debba ritenersi qualificarsi come «aggiuntiva» rispetto alle altre tutele e non quindi «sostitutiva» della conversione del rapporto o del diritto al pagamento delle retribuzioni da parte del datore che abbia rifiutato la prestazione di lavoro.

La Corte di cassazione nell'Ordinanza del 28 gennaio 2011 ribadisce infine che l'articolo 32 limita la tutela del lavoratore provocando una disparità grave tra indennità e danno effettivo subito dal Lavoratore.

Non ci resta che attendere l'evoluzione della questione di merito e la relativa pronuncia della Corte costituzionale.

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