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Dottorato, si cambia

del 25/02/2011
di: di Benedetta Pacelli
Dottorato, si cambia
È finita l'era del dottorato solo come primo livello di un'ipotetica carriera accademica. Così come quella dei dottorandi come collaboratori di cattedra. Perché d'ora in avanti l'obiettivo principale del terzo livello della formazione universitaria, il dottorato di ricerca appunto, sarà quello di assicurare un rapporto stretto con la ricerca e con il mondo del lavoro e delle professioni. All'insegna della qualità. Parte da questi principi la bozza di decreto sul dottorato di ricerca che i tecnici del ministero dell'università guidato da Mariastella Gelmini stanno mettendo a punto, e che ItaliaOggi è in grado di anticipare nelle sue linee, con l'obiettivo di pensare ad un vero restyling. Del resto l'esigenza di un regolamento è duplice: fare chiarezza da un lato sulle diverse interpretazioni generate dall'articolo della legge di riforma dell'università in materia di dottorato che prevede la soppressione dell'obbligo per gli atenei di garantire che almeno il 50% dei posti di dottorato banditi siano coperti da una borsa di studio, ma anche assicurare l' effettiva spendibilità del titolo rilasciato. Ecco perché la riforma punta all'obiettivo di attivare dottorati non solo in stretto coordinamento con lo svolgimento di attività di ricerca documentate e di alto livello ma soprattutto entro vere e proprie scuole di dottorato, a livello di ateneo o inter-ateneo e inoltre con un numero minimo di studenti. E il tutto dovrà passare attraverso una rigorosa attività di accreditamento e di valutazione delle scuole a livello nazionale affidata alla neonata Agenzia di valutazione del sistema universitario. Ma non finisce qui, perché a poter istituire le future scuole non saranno solo le università ma anche istituzioni di altra natura. In ogni caso il regolamento dovrebbe sanare la confusione in cui versano gli atenei alle prese con la pianificazione dei bandi di concorso. Il nodo delle risorse, comunque, va chiarito spiega il segretario dell'Adi Fernando D'Aniello «anche perché aver bandito posti senza copertura ha portato ad una progressiva dequalificazione dei corsi. E se l'Adi guarda con favore il criterio dell'accreditamento dei corsi, ribadisce che però qualsiasi riforma dovrebbe guardare alla Carta europea della ricerca». E a spingere i piedi sull'acceleratore affinché nel più breve tempo possibile sia emanato il decreto per definire le modalità di accreditamento dei corsi di dottorato è il rinnovato Consiglio universitario nazionale sollecitato dallo stesso ministro dell'università a fornire indicazioni sulla riforma del dottorato.
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