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Articoli diffamatori sequestri preventivi

del 25/02/2011
di: di Debora Alberici
Articoli diffamatori sequestri preventivi
La Cassazione mette un freno alle diffamazioni in rete. Infatti possono essere sottoposti a sequestro preventivo gli articoli sui quali è scattata una denuncia penale da parte del protagonista. Lo ha stabilito la quinta sezione penale con la sentenza n. 7155 del 2/2/2011. Dunque, dopo questa decisione, su internet i provvedimenti possono essere ancora più severi che sulla carta stampata che, come tale, non può essere oggetto di sequestro. Ma per i giudici della Cassazione questo non è affatto un problema. Infatti, confermando la linea dura hanno chiarito come «nessun ostacolo può sussistere nel ritenere la diffusione di un articolo giornalistico a mezzo internet quale concreta manifestazione del proprio pensiero, che non può, quindi, trovare limitazioni se non nella corrispondente tutela dei diritti di pari dignità costituzionale e nel rispetto, altresì, delle norme di legge, di grado inferiore, con le quali il legislatore disciplina in concreto l'esercizio delle attività indicate». Di più. Per giustificare l'applicazione della misura cautelare, Piazza Cavour ha dunque chiarito che il sequestro preventivo, a sua volta, «allorché cada su di un qualsiasi supporto destinato a comunicare fatti di cronaca ovvero espressioni di critica o ancora denunce su aspetti della vita civile di pubblico interesse non incide solamente sul diritto di proprietà del supporto o del mezzo di comunicazione ma su di un diritto di libertà che ha dignità pari a quella della libertà individuale». Il caso riguarda un articolo pubblicato su un blog. In alcuni passaggi il pezzo era stato ritenuto diffamatorio. Così la «vittima» aveva denunciato l'autore per diffamazione. Ancora prima della condanna le autorità avevano sequestrato la pagine web contenente le offese. Contro questa misura disposta dal Tribunale delle libertà di Milano il giornalista ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo l'esistenza di una discriminazione fra carta stampata (non più sequestrabile dopo l'uscita) e internet. La Cassazione ha respinto.

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