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L'immigrazione va gestita

del 24/02/2011
di: di Manola Di Renzo
L'immigrazione va gestita
Le notizie di politica estera parlano chiaro. Continuano a essere numerosi i clandestini che sbarcano sulle coste italiane e, considerati gli eventi che si manifestano in questi giorni, sembra che il fenomeno non si arresterà, anzi. Riuscirà l'Italia a gestire il flusso migratorio che le rivolte stanno mettendo in moto? Le proteste di piazza dei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente potrebbero riversare nel nostro paese una grande quantità di stranieri. Il consiglio dei ministri, tramite il ministro Maurizio Sacconi, ha proclamato lo stato di emergenza umanitaria.

Vogliamo evidenziare la necessità di creare nuove risorse per gestire questo esodo di massa. Sarà necessario cambiare le politiche del lavoro e dell'inserimento degli stranieri. Non solo serviranno risorse economiche adeguate, ma anche le politiche dovranno essere lungimiranti, capaci di tutelare gli italiani e i bisogni degli immigrati.

Il ministero del lavoro e delle politiche sociali si sta già occupando della situazione immigrazione con misure finalizzate all'integrazione sociale e con la creazione di canali per introdurre i cittadini stranieri nel contesto lavoro del nostro paese.

Sino a oggi sono state attivate linee di programmazione annuale dei flussi di ingresso, provvedendo alla ripartizione territoriale e al monitoraggio delle quote. È importante misurare le effettive capacità di assorbimento della forza lavoro. La legislazione italiana prevede un sistema articolato di strumenti e misure volte a favorire l'integrazione sociale degli immigrati, la cui realizzazione è demandata alle regioni e agli enti locali.

Il ministero promuove iniziative per favorire i processi di integrazione. Adesso però si teme che non sarà più possibile relazionarsi con alcuni governi esteri. Sia per motivi di opportunità diplomatica con altre super potenze mondiali, sia per proteggere i propri confini, gli accordi dovranno trovare nuove strade, in base a regole nuove ancora tutte da definire. Ora si teme che sarà ancora meno facile controllare i flussi in ingresso. La maggior parte delle intese sottoscritte riguarda i paesi Ue, cosa ben diversa dagli stati non comunitari.

Il 20 gennaio 2011 è stata approvata dal Parlamento europeo una raccomandazione destinata al consiglio sui negoziati riguardanti l'accordo quadro Ue-Libia, nella quale viene posto l'accento sul problema della gestione della migrazione, incoraggiando nel contempo le autorità libiche a rispettare le norme umanitarie internazionali nei confronti dei migranti non documentati presenti nel paese. Questa volta, non potendo portare avanti nessun accordo, deve essere l' Unione europea a intervenire, non si tratta di un problema italiano.

Queste persone scappano dalle persecuzioni e arrivano in Italia perché è la loro via di fuga (e forse di salvezza) più vicina, ma l'Italia ha ancora milioni di problemi a gestire i vecchi clandestini.

Al contrario di quanto detto da Bruxelles, l'Italia ha problemi a fronteggiare un migliaio di immigranti e ha quelli precedenti a questa «ondata». I finanziamenti per gli immigrati, disponibili per i tre Fondi europei, stabiliti con il programma pluriennale «Solidarietà e gestione dei flussi migratori,» ammontano a circa 3 miliardi e potrebbero essere usati per fornire assistenza all'Italia, considerato l'attuale stato di emergenza.

Se l'Unione europea ci mette i soldi, noi dobbiamo porre le regole, dei sistemi rigorosi per la gestione dei fondi. Si tratta di persone che nel loro paese lavoravano.

Il nostro governo è chiamato a intervenire, chiedendo aiuto alle organizzazioni datoriali e alle parti sindacali, per cercare di integrare rapidamente questa gente. Le nostre aziende potrebbero avvalersi della collaborazione di nuovi lavoratori, capaci di esercitare mestieri che da noi nessuno svolge più. Però urge una legge quadro che detti le disposizioni generali e preveda una serie di benefici per le imprese e lasci alle parti sociali la regolamentazione di questi nuovi rapporti di lavoro.

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