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Stati generali dei geologi

del 24/02/2011
di: Andrea Settefonti
Stati generali dei geologi
«Occorre maggiore attenzione, maggiore salvaguardia del Paese dal rischio sismico, da quello idrogeologico e vulcanico, senza dimenticare l'erosione delle coste. È inutile che rincorriamo le emergenze spendendo dieci volte di più». Sono i temi che il presidente dell'Ordine nazionale dei Geologi, Gian Vito Graziano pone alla base degli Stati generali dei geologi che si terranno oggi al Dipartimento Scienze Della Terra presso l'Università La Sapienza di Roma. «Per la sola Giampilieri, in Sicilia, si sono spesi 550 milioni di euro per appena sei ore di pioggia. Con questi soldi avremmo potuto finanziare la cultura universitaria pensando di potenziare i Dipartimenti di Scienze della Terra e non cancellarli. In Italia rischiamo di raggiungere un punto di non ritorno», commenta amaro il presidente. «Il Paese ha necessità di dotarsi di tecnici preparati, capaci di rispondere alle istanze di sicurezza del territorio e delle nostre case che provengono dalla società civile. Una cosa è riflettere sulla necessità di razionalizzare l'attività formativa, una cosa è incidere su quelle discipline a forte valenza sociale. I tagli vanno operati sugli sprechi e non sulla ricerca», continua Graziano. Agli Stati generali saranno presenti tutti dal presidente della Società Geologica Italiana, Carlo Doglioni, dai direttori degli attuali Dipartimenti di Scienze della Terra delle università italiane ai presidenti dei corsi di studio in geologia, dai presidenti delle più importanti società scientifiche nazionali delle Geoscienze, ai presidenti di tutti gli Ordini Regionali dei Geologi. Tutta la comunità dei geologi italiani sarà a Roma nell'interesse del sistema-Paese, per intraprendere un'azione congiunta che punti anche a sensibilizzare gli interlocutori istituzionali e l'opinione pubblica. «I soldi risparmiati dalla gestione delle emergenze potrebbero essere investiti nella ricerca e nella cultura universitaria. Esiste sicuramente un problema di riforma delle Università ed è giusto che ci sia una riflessione, ma togliere fondi alla ricerca è un fatto che preoccupa soprattutto in un Paese costantemente colpito da terremoti, frane, alluvioni, erosione delle coste. La nostra Italia è bella anche perché ricca di bellezze geologiche che andrebbero salvaguardate e invece le distruggiamo», conclude Graziano. Sulla stessa lunghezza d'onda anche Carlo Doglioni, presidente della Società Geologica Italiana e Accademico dei Lincei. «L'Italia è fanalino di coda nell'affrontare il problema energetico, la nuova carta geologica d'Italia è stata completata solo a metà mentre sono state censite circa 500 mila frane nel territorio nazionale e la nostra penisola è soggetta a rischi geologici assai maggiori di quelli di molte altre nazioni. Nonostante tutto questo in virtù della nuova riforma universitaria, e in difformità con l'organizzazione accademica del resto del mondo, circa 3/4 dei dipartimenti universitari italiani di geoscienze perderanno la loro identità o chiuderanno». E conclude: «Mai la ricerca italiana nelle geoscienze è stata così sacrificata come negli ultimi anni. Sono scomparsi quasi tutti i grandi progetti di ricerca, e non ci sono all'orizzonte segni di interesse per una ripresa di queste attività».

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