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Ct e risarcimenti, serve chiarezza

del 23/02/2011
di: La Redazione
Ct e risarcimenti, serve chiarezza
La Corte di cassazione in passato ha affermato, da un lato, che il giudice tributario non ha giurisdizione in tema di risarcimento del danno e, dall'altro, più di recente, che invece ce l'ha in materia di rivalutazione monetaria (Cass. 16871/2007), anche se questa è una tipica manifestazione del danno da obbligazione pecuniaria.

Occorre domandarsi il perché di queste due opposte valutazioni. Esigenze di sistematicità dell'interpretazione impongono una visione più coerente della giurisdizione, giacché non è certamente ipotizzabile che la competenza valga per alcuni danni e non per altri. E ancora: ha un senso sostenere (come ormai la giurisprudenza dominante afferma) che la competenza giurisdizionale per ottenere il rimborso delle fideiussioni prestate dal contribuente nel corso del giudizio per ottenere la sospensione della riscossione provvisoria, spetta alle commissioni tributarie, se è pacifico che quelle previste per il rimborso ex art. 8, comma 4 dello Statuto del contribuente non sono controversie concernente un'imposta e neppure un accessorio dell'imposta? Non è una contraddizione sulla portata della giurisdizione tributaria anche questa?

E inoltre, in caso di un danno determinato dalla mancata adozione, da parte dell'Agenzia delle entrate, di un provvedimento in via di autotutela, dopo la riforma del rito amministrativo entrata in vigore nel 2010, siamo sicuri che competente sia ancora il giudice civile (Cass. 698/2010), o la materia non è stata per caso attratta nella sfera del giudizio amministrativo ai sensi dell'articolo 30 del dlgs 104/2010?

Queste e altre perplessità sono emerse nel corso del convegno organizzato il 18 febbraio scorso dall'Ordine dei commercialisti di Roma, sottolineando che non è pensabile che una simile situazione d'incertezza permanga ancora a lungo in una materia così delicata. I cittadini devono poter sapere con chiarezza, prima di iniziare un contenzioso contro l'amministrazione finanziaria o contro il concessionario per la riscossione dei tributi, quale sia l'organo competente a dirimere la controversia.

I dubbi degli interpreti, degli operatori e dei magistrati devono trovare una soluzione definitiva con un intervento chiarificatore del legislatore, così com'è avvenuto con la riforma del rito amministrativo, attribuendo le controversie in materia di risarcimento dei danni derivanti da atti illegittimi della pubblica amministrazione ai tribunali amministrativi.

Alcune recenti pronunzie della Corte di cassazione inducono a ritenere, in verità con una certa cautela, che, a legislazione attuale, sia già possibile affermare l'esistenza di una generale giurisdizione delle Ct in materia di risarcimento dei danni consequenziali ad un atto dell'amministrazione finanziaria. Negli ultimi mesi si assiste ad un'altalenante giurisprudenza dei giudici di merito che oscilla da aperture entusiastiche (Ctr di Bari n. 36/8/10) all'affermazione di una generale competenza della Commissioni Tributarie, ad altre pronunzie che ribadiscono la competenza del giudice ordinario. La maggior parte dei magistrati tributari, sulla scorta di una tradizionale giurisprudenza che, invero, mostra le prime crepe e la propria inadeguatezza rispetto alle tendenze più recenti della Corte di cassazione, nega in radice la possibilità che il giudice tributario si possa occupare di questi aspetti.

I relatori del convegno, prof. Mario Cicala, avv. Alessandro Riccioni e dottor Luigi Lucchetti, hanno evidenziato, tra l'altro, come la giurisprudenza della Corte costituzionale (sent. 191/2006) abbia ripreso decisioni già espresse in precedenza ed ulteriormente elaborato il concetto di concentrazione della tutela per blocchi di materie, quale cardine della principio costituzionale del giusto processo (art.111 Cost.). Tale il principio è stato fatto proprio dalla Corte di cassazione, che lo ha esplicitato in alcune sentenze (n. 14499/2010) nelle quali ha dichiarato la giurisdizione delle commissioni tributarie a risarcire alcuni danni, quali la rivalutazione monetaria ed il rimborso delle cauzioni prestate ai sensi dell'articolo 8 dello Statuto del cContribuente. Sembrerebbe che la Corte di cassazione affermi che il frazionamento del giudizio (al giudice tributario l'annullamento dell'atto, al giudice civile il risarcimento del danno causato dall'atto illegittimo) violi il principio costituzionale del giusto processo, che si estrinseca nella concentrazione della tutela.

L'avvocato Andrea Morsillo, componente del Consiglio sSuperiore di magistratura tributaria, dal canto suo, ha auspicato una riforma che attribuisca senza mezzi termini una siffatta competenza alle commissioni tributarie, facendo valere la maggiore economicità e velocità di questa magistratura, rispetto a quella civile. Il presidente della commissione sul processo tributario, professor Alberto Comelli, ha evidenziato che, a seguito di recenti interventi del legislatore, il giudice tributario non possa essere più considerato un giudice speciale, ma ordinario a tutti gli effetti.

In definitiva, gli operatori augurano unanimemente una riforma del dlgs 546/92 nel senso di ampliare il perimetro della giurisdizione tributaria, in modo da comprendere anche ogni questione attinente al danno. Le questioni risarcitorie devono intendersi devolute al giudice del rapporto principale, che è quello tributario, valorizzando il loro profilo meramente rimediale, in modo da non farle assurgere a materia autonoma, svincolata dal rapporto sottostante, così come la Corte costituzionale ha inteso precisare con la sentenza 191/2006. Con una vis actractiva della natura della controversia rispetto alla natura rimediale della domanda di risarcimento, si risolverebbero tutti i dubbi sulla giurisdizione. Si continuerà ad approfondire questi temi nel convegno organizzato dall'Ordine dei commercialisti di Tivoli (Grand Hotel Duca D'Este, venerdì 25 febbraio, con inizio alle ore 14,30). Si tratta di una battaglia di civiltà giuridica e di una riforma non più rinviabile, per rendere omogenei principi che hanno già trovato sistemazione in altri campi del diritto.

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