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L'apprendista non avrà il suo bar

del 23/02/2011
di: di Marilisa Bombi
L'apprendista non avrà il suo bar
L'apprendista, anche se lavora nel settore commercio, non matura titolo per acquisire il requisito professionale prescritto per il settore del commercio o della somministrazione, mentre l'operaio addetto al controllo qualità in una fabbrica che acquista materie da aziende agricole e produce semilavorati per imprese alimentari va considerato idoneo all'esercizio dell'attività di vendita di prodotti alimentari. Dopo l'entrata in vigore del dlgs 59/2010 con il quale è stata recepita nell'ordinamento nazionale la direttiva Servizi ed uniformati a livello nazionale i requisiti per l'esercizio dell'attività, per il Ministero dello sviluppo economico si è posta la necessità di fornire ai comuni impreparati a valutare l'idoneità dei titoli, indirizzi interpretativi a fronte della genericità della norma la quale prevede che è abilitato ad esercitare l'attività nel settore alimentare chi è in possesso di laurea, anche triennale, o di altra scuola ad indirizzo professionale, almeno triennale, purché nel corso di studi siano previste materie attinenti al commercio, alla preparazione o alla somministrazione degli alimenti. In tal senso, secondo il Mise (parere 5885 del 14 gennaio 2011), il contratto di apprendistato non è ritenuto idoneo, ciò in quanto l'art. 71, comma 6, lettera b) specifica che un'attività di collaborazione deve essere prestata, per almeno due anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente, presso imprese ese5rcenti l'attività nel settore alimentare o della somministrazione in qualità di dipendente qualificato. Inoltre, secondo il Mise (parere n. 195688 del 22 dicembre 2010 e 8181 del 18 gennaio 2011) il diploma di istituto professionale con indirizzo economia aziendale non abilita alla vendita di alimentari tenuto conto che tra le materie oggetto del corso di studi non ce n'è alcuna riferibile direttamente agli alimenti né alla preparazione e manipolazione dei medesimi. In senso negativo riguardo la validità del titolo di studio il Mise si è espresso anche con riferimento al diploma di laurea in economa e commercio e gestione delle arti e delle attività culturali (parere n. 5891 del 14 gennaio 2011). Con risoluzione n. 14927 del 28 gennaio 2011, secondo il Ministero dello sviluppo economico valutare l'idoneità del diploma di qualifica professionale di sarta per donna, peraltro conseguito più di 38 anni fa, non è agevole. Ciò in quanto la valutazione va fatta con riferimento espresso alle materie di insegnamento che non devono riguardare il commercio in senso lato, per essere abilitanti, bensì il commercio dei generi alimentari. Positivo, invece, il parere (risoluzione n. 5910 del 14 gennaio 2011) per i diplomati agrotecnici e per gli artigiani pasticceri e gelatai (parere 180937 del 2 dicembre 2010). Con parere n. 199259 del 28 dicembre, infine, relativo al diploma di «ragioniere e perito commerciale» il Mise in parte modifica precedenti pareri relativi al medesimo titolo di studio. In sostanza, nelle ipotesi in cui la materia di insegnamento sia stata la merceologia, la stessa certamente conteneva nozioni riferibili ai prodotti alimentari oltre a nozioni di base assimilabili a quelle contenute in alcune materie attualmente inserite nei percorsi formativi tipici delle scuole professionali per il commercio.
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