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Cessioni e rimborsi di buoni acquisto sono fuori dal campo dell'imposta

del 23/02/2011
di: di Franco Ricca
Cessioni e rimborsi di buoni acquisto sono fuori dal campo dell'imposta
La cessione e il rimborso di «buoni acquisto», in quanto documenti di legittimazione, sono operazioni estranee al campo di applicazione dell'Iva, salvo che per il pagamento di eventuali servizi connessi. L'imposta si applicherà, secondo le norme generali, quando i buoni saranno utilizzati dai beneficiari per acquistare beni e servizi. Questo, in sintesi, è quanto ha chiarito l'Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 21 del 22 febbraio 2011, rispondendo al quesito di una società che intende emettere un nuovo tipo di buono, spendibile presso una rete di esercizi convenzionati, avente lo scopo di individuare il creditore della prestazione incorporata nel documento. In particolare, l'operazione si articolerebbe nei seguenti rapporti:

1) rapporto tra la società emittente e gli esercizi commerciali affiliati, regolato da un contratto di appalto/somministrazione, con il quale l'affiliato si impegna a somministrare i beni e/o servizi commercializzati alla emittente;

2) rapporto tra società emittente e azienda cliente, caratterizzato da un contratto di cessione dei buoni a un corrispettivo pari al valore nominale comprensivo dell'Iva;

3) rapporto tra azienda cliente e utilizzatore, caratterizzato dalla distribuzione gratuita dei buoni ai beneficiari, ai quali spetta il diritto di utilizzarli presso gli affiliati;

4) rapporto tra utilizzatori e affiliati, caratterizzato dalla presentazione dei buoni per ottenere il bene prescelto.

Al riguardo, nel prospettare l'applicabilità dell'Iva su tutti i predetti rapporti, eccettuato il n. 3, la società chiedeva di sapere se l'azienda cliente avesse diritto di detrarre l'Iva corrisposta sull'acquisto dei buoni.

Completamente diversa è la soluzione dell'Agenzia, che richiama anzitutto la posizione adottata in passato con riferimento alle questioni, analoghe, dei buoni benzina (ris n. 502598 del 1° agosto 1974 e circolare n. 27 del 9 agosto 1976).

I buoni acquisto, spiega l'Agenzia, si qualificano non come titoli rappresentativi di merce, ma come semplici documenti di legittimazione ex art. 2002 c.c., per cui la loro circolazione non comporta anticipazione della cessione del bene cui il buono dà diritto e non assume rilevanza ai fini Iva.

Le cessioni di tali titoli possono essere inquadrate tra quelle che hanno per oggetto denaro o crediti in denaro, fuori campo Iva ai sensi dell'art. 2, terzo comma, lett. a), dpr 633/72. Venendo alla fattispecie, le stesse conclusioni valgono per i «buoni acquisto o regalo» acquistati dalle aziende per la successiva consegna gratuita a propri dipendenti, clienti e fornitori, e spendibili per un importo pari al valore facciale per acquistare beni o servizi presso negozi convenzionati.

Di conseguenza, sia la cessione dei buoni dall'emittente a favore dell'azienda cliente, sia la successiva distribuzione gratuita dei buoni ai beneficiari, esulano dal campo di applicazione dell'imposta, fermo restando l'assoggettamento al tributo, con aliquota ordinaria, di qualsiasi eventuale servizio prestato verso corrispettivo dall'emittente alle aziende, quale stampigliatura, personalizzazione, consegna a domicilio.

Quanto all'utilizzo del buono, osserva l'Agenzia richiamandosi alla giurisprudenza comunitaria, l'esercizio commerciale convenzionato cede beni e/o servizi ai portatori dei buoni acquisto al prezzo ordinario di vendita, con la particolarità che il prezzo, in tutto o in parte, è pagato mediante la consegna dei buoni acquisto. La base imponibile di questa operazione, per l'esercente, è costituita dall'intero prezzo, comprensivo sia di quanto versato dal consumatore finale in contanti (o con modalità analoghe), sia del valore facciale dei buoni acquisto. Pertanto, l'esercizio convenzionato, al momento di effettuazione dell'operazione dovrà emettere scontrino o fattura con Iva per l'intero prezzo dovuto dal consumatore finale per il bene o servizio, indipendentemente dalle modalità di pagamento. Infine, anche il rimborso del valore facciale dei buoni da parte della società emittente a favore dell'esercente costituisce una movimentazione finanziaria, estranea al campo Iva ai sensi della norma richiamata, mentre dovrà essere applicata l'imposta in relazione al pagamento di eventuali commissioni o di altre prestazioni rese dalla società emittente.

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