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Il milleproroghe condona l'anatocismo bancario

del 23/02/2011
di: Antonio Ciccia
Il milleproroghe condona l'anatocismo bancario
Il Milleproroghe condona l'anatocismo bancario. E capovolge una sentenza delle sezioni unite della Cassazione che, solo a inizio dicembre 2010, avevano dato l'ennesimo colpo agli «interessi su interessi», stabilendo che si poteva far causa alle banche, per la restituzione degli interessi illegittimi, entro 10 anni dalla chiusura del conto. Ma ora il maxiemendamento al decreto 225/2010, approvato dal senato e in discussione alla Camera, mette il freno alle cause dei clienti delle banche (soprattutto privati e piccole e medie imprese) e stabilisce che bisogna agire entro 10 anni dall'addebito sul conto degli interessi. Insomma una norma oggettivamente favorevole alle banche, che possono dormire sonni tranquilli se dall'addebito degli interessi anatocistici sono passati, appunto, più di dieci anni.

Ma vediamo di illustrare i termini della questione, partendo dalla sentenza della cassazione, sezioni unite, n. 24418 del 2 dicembre 2010.

Già prima di questa sentenza la cassazione aveva deciso che solo con la chiusura del conto si stabiliscono definitivamente i crediti e i debiti tra banca e cliente e, quindi, solo dalla chiusura del conto scattano i dieci anni della prescrizione dei diritti del correntista. Le banche hanno sempre tentato di opporsi, sostenendo che si può valutare singolarmente il pagamento non dovuto (quello per interesse anatocistici) e che, quindi, sin dal momento dell'addebito in conto degli interessi il cliente ha il diritto di agire per chiedere la restituzione: con la conseguenza che da quel momento inizia a decorrere il termine di prescrizione. La cassazione è stata di diverso avviso.

Questo soprattutto perché la sola registrazione sul conto (come pretendevano le banche) non significa pagamento da parte del cliente: significa solamente che aumenta il saldo debitore o diminuisce il saldo creditore del conto. La cassazione ha, a questo proposito, fatto alcune distinzioni. La prima ipotesi è del correntista che usa il fido e non fa versamenti: in questo caso solo al momento della chiusura del conto si procede al pagamento del debito e solo a quel momento si pagano gli interessi anatocistici illegittimi e, quindi, da quel momento scattano i dieci anni.

La seconda ipotesi è quella del correntista che usa il fido e fa versamenti. Qui bisogna fare due sottodistinzioni: o il cliente sta nei limiti del fido concesso e con i versamenti ripristina il massimale del fido; oppure il cliente va in rosso su conti non affidati o supera il limite del fido «sconfinando». Solo in queste ultime situazioni (sconfinamenti oltre il fido o senza fido) il versamento da parte del cliente ha funzione di pagamento e se il cliente elimina lo sconfinamento, comprensivo degli interessi anatocistici illegittimi, ciò basta a fare decorrere i 10 anni, senza dover aspettare la chiusura del conto. Insomma ipotesi residuali, mentre la regola affermata dalla cassazione, nella sua composizione più autorevole, era decisamente favorevole al correntista, che vedeva dilatato il termine per fare causa. E certo un duro colpo per le banche: non a caso le associazioni dei consumatori hanno subito pubblicizzato la sentenza e invitato a far causa i correntisti con il conto aperto o con il conto chiuso nel decennio.

Ora il Milleproroghe (dl 225/2010) azzera la sentenza della cassazione. L'articolo 2 quinquies, comma 9, ha scritto una norma interpretativa, secondo cui «in ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l'articolo 2935 del codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall'annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell'annotazione stessa». Questo significa che non conta la data di chiusura del conto, ma la data dell'addebito degli interessi anatocistici illegittimi. Se gli interessi sono stati addebiti più di dieci anni prima e se non c'è stato alcun atto interruttivo (per esempio, una diffida) per il correntista non c'è più nulla da fare. Si tratta, tra l'altro, di una norma interpretativa e quindi retroattiva, che sarà, al momento della pubblicazione della legge di conversione del Milleproroghe, immediatamente applicabile, anche ai processi in corso.

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