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Imprese in passivo alle strette

del 22/02/2011
di: di Fabrizio G. Poggiani
Imprese in passivo alle strette
Monitoraggio delle imprese in perdita soltanto quando quelle di natura fiscale si realizzano per due esercizi consecutivi e, al contempo, non risulta perfezionato un aumento di capitale a titolo oneroso, finalizzato alla copertura totale.

Questo quanto chiarito dall'Agenzia delle entrate che è intervenuta ulteriormente sulla disciplina delle imprese in perdita sistemica (o sistematica), di cui all'articolo 24, del decreto legge 31 maggio 2010 n. 78, convertito dalla legge 30 luglio 2010 n. 122, con la recente circolare15 febbraio 2011 n. 4/E.

Al paragrafo 6) della circolare richiamata, le Entrate precisano che «… gli articoli 23 e 24 del decreto rispondono all'esigenza di monitorare in modo sistematico, nell'ambito dell'attività di controllo, quelle situazioni a più elevato rischio di evasione, tra le quali rientrano le imprese cosiddette “apri e chiudi” (ossia quelle imprese che cessano l'attività entro un anno dalla data di inizio della stessa), nonché le imprese in perdita “sistemica”…».

Pertanto, l'Agenzia conferma che restano assoggettate al monitoraggio tutte quelle imprese che durano meno di un anno (e non un esercizio) e quelle che presentano situazioni in perdita (di natura fiscale) cronica; due fattispecie che non rappresentano, per la stessa amministrazione, l'esempio imprenditoriale che notoriamente è destinato alla realizzazione dell'utile ed alla ripartizione dello stesso fra i soci, stante la presenza di un comportamento antieconomico che potrebbe nascondere attività tese all'elusione o all'evasione fiscale.

Sul punto, l'Agenzia ha precisato che l'applicazione della disciplina cosiddetta «apri e chiudi», di cui all'articolo 23, dl n. 78/2010, si deve circoscrivere alle sole imprese, ancorché di qualsiasi tipo (individuali, società personali, enti non commerciali con attività d'impresa, società di capitali e quant'altro), non potendo essere estesa agli esercenti arti e professioni e che, dal tenore letterale della disposizione, si deve far riferimento all'anno solare (ovvero ai 365 giorni) e non al periodo d'imposta.

Per quanto concerne le imprese in perdita sistemica, alla stessa stregua di quelle apri e chiudi, si rileva chiaramente che le stesse restano assoggettate ex lege al potenziale accertamento della Guardia di finanza, degli uffici dell'Agenzia delle Entrate e di quelli dell'Inps, per il fatto che «… dall'esperienza dei controlli fiscali, a questa categoria di contribuenti sono stati spesso associati comportamenti fraudolenti sia di natura fiscale (false fatturazioni e frodi carosello) che contributiva. …»; emerge una «presunzione» di colpevolezza delle imprese in perdita che comunque non tiene conto di alcune situazioni peculiari come le imprese neo-costituite (start up) o di quelle che seppure in perdita civilistica di entità notevole, neutralizzino la stessa per effetto degli alti recuperi fiscali (variazioni in aumento).

La disposizione, di cui al comma 1, dell'articolo 24, dl n. 78/2010, fa riferimento alle imprese che realizzano perdite per più annualità, in quanto dette perdite, come detto «… esulano da ogni logica imprenditoriale e depongono un posizionamento fuori mercato che, ove persistente, non giustifica la sopravvivenza della stessa …»; l'affermazione è condivisibile ma, di conseguenza, non si comprende bene perché, al contrario, non risultano assoggettate al monitoraggio le imprese che, pur rilevando perdite di natura tributaria, queste ultime risultino determinate da compensi erogati ad amministratori e soci.

In effetti, il documento individua nella tassazione dei componenti reddituali in capo ai percettori la relativa giustificazione, ma ciò contrasta con quanto appena affermato sulla necessità che l'impresa non realizzi un comportamento «antieconomico»; sembra chiaro che, infatti, più che colpire situazioni antieconomiche, l'Amministrazione finanziaria si preoccupi esclusivamente di non realizzare una «perdita di gettito», stante il fatto che in presenza di perdite realizzate dall'impresa ma determinate da compensi erogati, si realizza un mero spostamento della base imponibile in capo ad altro soggetto-contribuente.

È utile evidenziare, inoltre, che il documento di prassi (§ 6) ha il pregio di confermare ciò che la giurisprudenza (Cassazione, sentenze 2/10/2008 n. 24436 e 15/10/2007 n. 21536), ha da sempre sostenuto ovvero che, ancorché il legislatore non abbia individuato un periodo «temporale» minimo trascorso il quale la perdita può definirsi sistemica (o sistematica), la stessa si deve ritenere tale quando la realizzazione di perdite si protrae per «… almeno due esercizi consecutivi …», posta l'assenza di una deliberazione e liberazione di un aumento di capitale, a titolo oneroso, pari almeno all'entità delle perdite stesse.

Per quanto concerne le imprese potenzialmente verificabili, il documento ha precisato che l'Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza, a livello locale, devono coordinare le proprie attività sviluppando piani di intervento annuali elaborati sulla base di analisi di rischio nei confronti di contribuenti non soggetti a studi di settore o ad attività di tutoraggio, che presentano un alto rischio di evasione e/o elusione e che la stessa agenzia dovrà emanare specifici documenti, finalizzati all'individuazione dei criteri selettivi da utilizzare per scovare le imprese accertabili, che dovranno rappresentare almeno 1/5 della platea degli interessati. Rimangono, infine, ancora aperte numerose questioni, tra le quali quella relativa al perfezionamento dell'aumento di capitale, con particolare riguardo al momento in cui deve avvenire lo stesso versamento, se entro la fine dell'esercizio a cui la perdita si riferisce o entro quello in cui la perdita (fiscale) viene accertata (redazione della dichiarazione).

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