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Accertamenti unici

del 19/02/2011
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Accertamenti unici
Invalido l'accertamento Iva basato su un atto impositivo delle imposte dirette divenuto ormai definitivo perché non impugnato dal contribuente. Al massimo l'ufficio delle Entrate può sfruttare gli stessi indizi raccolti dagli agenti. Lo ha stabilito la Suprema corte con la sentenza n. 3954 del 18 febbraio 2011.

In particolare la sezione tributaria ha accolto il ricorso presentato dal fallimento di un'impresa di costruzione alla quale era stato notificato prima un accertamento Irpeg e poi una sull'Iva. Nel frattempo il primo, che non era stato impugnato dall'azienda, era divenuto definitivo. Così l'ufficio Iva aveva spiccato il nuovo atto impositivo fondandolo essenzialmente sulla circostanza che l'accertamento delle imposte sui redditi era ormai divenuto definitivo.

Il fallimento, a questo punto, aveva impugnato, di fronte alla commissione tributaria provinciale di Napoli che aveva respinto. La decisione era stata poi confermata dalla ctr. Così la contribuente ha fatto ricorso in Cassazione e, questa volta, lo ha vinto. «Invero», si legge in questa interessante sentenza, «la Commissione regionale fa discendere la legittimità ed efficacia dell'accertamento di cui è causa dal mero fatto dell'asserita definitività di un diverso atto di accertamento per le imposte dirette effettuato in relazione al medesimo anno in ordine al quale non era stata proposta impugnazione».

Questa considerazione, ha spiegato la sezione tributaria, «costituisce macroscopica erroneità di motivazione in quanto per il principio della autonomia degli atti di accertamento per imposte diverse la intervenuta definitività di uno di essi per mancanza di opposizione è irrilevante in ordine alla fondatezza o meno dell'altro, non essendo tale caratteristica equiparabile ad un giudicato, anche parziale e limitato a un presupposto di fatto comune a entrambi». Per i giudici, inoltre, «gli elementi probatori e presuntivi tratti da un accertamento possono essere richiamati in un accertamento diverso, ma in questo valgono in quanto gli elementi richiamati siano concretamente idonei a svolgere anche in tale sede valore di prova; in tal caso, tuttavia, detti elementi, ove giudizialmente contestati, devono essere partitamente esaminati e criticamente valutati sotto tale profilo dal giudice del merito».

Ora gli atti torneranno a Napoli, alla Ctr Campania, e i giudici sono chiamati a rivalutare completamente il caso. E cioè dovranno stabilire se l'accertamento Iva era basato solo sul precedente accertamento delle imposte suoi redditi (all'epoca Irpeg). Se si, l'atto impositivo andrà necessariamente annullato anche se non definitivo perché mai impugnato dal fallimento.

Anche la procura generale della Suprema corte, nell'udienza svoltasi al Palazzaccio lo scorso 4 gennaio, aveva sollecitato il collegio di legittimità nel senso di accogliere il ricorso della società fallita.

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