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La fattura non evita bancarotta

del 19/02/2011
di: di Alba Mancini
La fattura non evita bancarotta
In caso di tenuta irregolare dei registri Iva le accuse per bancarotta fraudolenta non cadono anche se le fatture saltano fuori.

È quanto emerge dalla sentenza n. 6191 del 18 febbraio 2011, emessa dalla quinta sezione penale della Cassazione e che interviene sul tema della tenuta irregolare dei registri Iva. Infatti l'imprenditore non evita la condanna sia quando mancano il registro inventario e i libri obbligatori in tema di lavoro sia quando i registri Iva risultano tenuti in modo irregolare. Insomma, il vertice aziendale non evita la condanna per bancarotta fraudolenta anche se nel frattempo ha prodotto fatture ed estratti conto (di non chiara pertinenza, tuttavia). Né riesce a ottenere la sospensione del processo penale: lo stop, infatti, non è affatto automatico in pendenza del giudizio civile di opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento.

Confermata la condanna in base all'articolo 216 della legge fallimentare scattata dopo le dichiarazioni del curatore. La successiva produzione di documenti fiscali non scrimina l'imprenditore, che ha comunque eluso la finalità di attestazione cui è preordinato l'obbligo di tenere in modo regolare le scritture come i registri Iva per acquisti e vendite.

Legittima, poi, la decisione della Corte d'appello che ha respinto l'istanza di sospensione del processo penale in base all'articolo 479 Cpp: lo stop può scattare soltanto quando il contenzioso può essere ritenuto di «particolare complessità»; nella specie pendeva ancora il giudizio di cassazione sull'opposizione alla declaratoria di fallimento, rigettata in entrambi i gradi merito. Nel caso di esito favorevole del ricorso, concludono i giudici con l'ermellino, la sentenza definitiva di condanna potrà essere fatta segno di domanda di revisione ex articolo 630, comma 1, lettera b) del Cpp.

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