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La crisi snobba l'ingegneria

del 18/02/2011
di: di Benedetta Pacelli
La crisi snobba l'ingegneria
Resistono al vento della crisi, ma non a quello delle lenzuolate Bersani. Perché se è vero che nonostante lo tsunami economico gli ingegneri chiudono il 2010 con una sostanziale condizione di piena occupazione, è altrettanto vero che l'effetto delle liberalizzazioni sui compensi li ha praticamente esclusi dal mercato dei bandi pubblici. Il panorama, talvolta contraddittorio, è quello che emerge scorrendo i dati del primo rapporto sugli ingegneri in Italia messo a punto dal Centro studi del Consiglio nazionale di categoria.

Dati conosciuti in alcuni casi, come quello della tenuta occupazionale anche nella crisi e che spazzano via luoghi comuni in altri, come il fatto che la professione sia solo appannaggio maschile. Ma dati che soprattutto puntano il dito su un sistema formativo che, per la laurea in ingegneria (specie per la triennale), ha mostrato tutti suoi punti deboli. Le maggiori criticità, dice il rapporto, si evidenziano nel mercato dei lavori pubblici: qui l'effetto delle liberalizzazioni dei compensi per la prestazioni di ingegneria ha determinato una sostanziale esclusione dei liberi professionisti dai bandi.

Gli ingegneri sono di fatto tenuti fuori dalle procedure che assegnano insieme incarichi di progettazione ed esecuzione lavori. In termini numerici solo il 3,6% di questi bandi, aggiudicati nel 2010, è stato acquisito dai liberi professionisti, mentre se si considera il valore delle aggiudicazioni, tale quota scende allo 0,2%.

La crisi, invece, non ha intaccato il numero degli iscritti all'albo, oltre 228 mila nel 2010, né quello degli immatricolati, oltre 38 mila nel 2009/10, così come quello dei giovani che hanno conseguito l'abilitazione professionale: 13.497 nel 2009 +3,3% del 2008. Nella professione cresce anche la componente femminile, la quota rosa arriva al 23%, mentre il tasso di disoccupazione è pari solo al 4%, in leggero aumento a causa del crollo delle assunzioni nelle imprese private.

Secondo i dati Istat nel 2009 gli ingegneri erano 547 mila di cui 417 mila occupati. Tra gli ingegneri in attività il 73% è lavoratore dipendente e il 64% è occupato nel settore dei servizi. Lente d'ingrandimento, poi, sul sistema formativo del quale il Cni sottolinea tutti i punti deboli. A partire dal fallimento ormai conclamato del sistema formativo del 3+2, con l'80% dei laureati che prosegue gli studi, alla nuova classificazione dei corsi di laurea ridisegnata dalla nuova offerta formativa che non ha sanato «le incoerenze esistenti» tra alcuni corsi e l'accesso all'albo professionale. Il che vuol dire che alcuni laureati di secondo livello, per esempio, possono iscriversi in diversi settori dell'albo mentre i colleghi di primo livello possono accedere unicamente a un settore.

Per non parlare di un paradosso che impedisce ai laureati magistrali di una determinata classe di poter sostenere l'esame di stato per l'accesso all'albo.

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