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Il vero rilancio passa dal Fisco

del 17/02/2011
di: La Redazione
Il vero rilancio passa dal Fisco
Sui provvedimenti approvati dal consiglio dei ministri nella seduta del 9 febbraio 2011, e intesi ad agevolare e incentivare l'attività d'impresa, e che avrebbero dovuto concretizzarsi in una «scossa» per rilanciare l'economia, è opportuno svolgere alcune considerazioni in ordine sia al metodo seguito dal governo sia alla tipologia degli interventi. In riferimento al primo punto è da segnalare, ancora una volta, la scarsa attenzione rispetto al dialogo con le parti sociali, escluse aprioristicamente dall'iter che ha portato all'approvazione dei disegni di legge. Il segretario generale della Cisal, Francesco Cavallaro sottolinea che «non si vuole affermare che la parti sociali, in qualche modo, debbano o possano affiancare l'esecutivo nell'esercizio delle prerogative che le sono proprie, ma si tratta di instaurare un dialogo costruttivo, che, tenendo conto dell'osservatorio privilegiato delle parti sociali nei settori di competenza, possa adiuvare il governo a indirizzare meglio le politiche che impattano su imprese e lavoratori. In ordine al secondo punto», ha continuato il segretario generale, «pur apprezzandosi comunque l'intenzione del governo di intervenire al fine di ridurre l'invadenza dello stato burocratico sull'attività di impresa, invadenza che spesso tende più a soffocare l'iniziativa individuale che a regolarne l'esercizio, non si può non evidenziare che si tratta pur sempre di aggiustamenti, di interventi non strutturali, non inseriti cioè in un progetto complessivo di riforma del sistema paese». Il segretario ha voluto chiarire il pensiero della Cisal su alcuni elementi cardine: «Riforma fiscale, del welfare, del mercato del lavoro, del sistema fiscale. Questi sono i temi che si sarebbero dovuti affrontare e che, ancora una volta, sono rimasti nel cassetto. E ciò pur nella consapevolezza che il vero rilancio dell'economia non può prescindere da una profonda rivisitazione dell'architettura del nostro paese, partendo in primo luogo dal cuore dell'apparato: il fisco. Sono decenni che la politica è sorda all'esigenza di un radicale intervento sulla fiscalità. Una fiscalità divenuta negli anni sempre più iniqua, più opprimente. Un fisco che schiaccia lavoratori e imprese e che pone a carico dei cittadini onesti, in primo luogo lavoratori dipendenti e pensionati soggetti alla ritenuta alla fonte, l'onere di pagare le proprie deficienze strutturali. Il progressivo aumento del fenomeno evasivo/elusivo a cui fa riscontro il continuo appesantirsi della pressione fiscale, in una spirale perversa, poiché di fronte a una fiscalità percepita come sostanzialmente iniqua, anche un cittadino normalmente onesto può essere spinto a passare nelle fila degli evasori, ne rappresenta, in tal senso, l'esempio più emblematico. Occorre spostare le tasse sui consumi. Su questo punto la Cisal si è espressa ripetutamente: è l'unica svolta, coraggiosa, per concretizzare una vera riforma fiscale. Anche il tema del mercato del lavoro e del welfare nel suo complesso non è stato affrontato. Si rischia di rimanere indietro rispetto a paesi che da anni adottano sistemi che, coniugando flessibilità e sicurezza sociale, riescono a essere maggiormente competitivi. Ovviamente non si tratta di importare modelli stranieri, ma di ripensare, avendo ben presente le caratteristiche economico sociali del nostro paese, il sistema di welfare attivo e passivo, adattandolo al duplice scopo di garantire da una parte tutele reali ed effettive ai lavoratori e dall'altra il dinamismo al sistema imprenditoriale. Ponendo la massima attenzione al tema dell'istruzione e della formazione continua e rivedendo, in chiave moderna i meccanismi di primo accesso e di ricollocamento al lavoro». Un'ultima considerazione sui tempi previsti per l'entrata in vigore dei provvedimenti, che appaiono troppo lunghi, con il rischio di essere inutili per la ripresa dell'economia, che necessità, invece, di una spinta nell'immediato.
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