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Lettera di intenti, costi indeducibili

del 17/02/2011
di: di Debora Alberici
Lettera di intenti, costi indeducibili
Non sono deducibili i costi aziendali dichiarati in bilancio sulla base di una lettera di intenti fra due imprese se non corroborate da altri documenti che provano il reale giro d'affari.

È quanto stabilito dalla Suprema corte di cassazione che, con la sentenza numero 3320 depositata l'11 febbraio 2011, ha respinto il ricorso di un'azienda che aveva impugnato un recupero a tassazione dell'Iva perché l'ufficio delle imposte non aveva ritenuto provati i costi fra questa e una cliente, basati esclusivamente su una lettera di intenti datata anni prima. Il caso riguarda un'impresa che aveva dedotto delle spese documentate dal alcune fatture di un'altra società per il recupero crediti. Fra i due enti non c'era stata una documentazione specifica che certificasse le attività ma solo una datata lettera di intenti. In più, i rappresentati legali erano parenti stretti.

Due circostanze, queste, che hanno fatto scattare l'accertamento fiscale da parte dell'ufficio partenopeo. L'atto era stato confermato anche dalla commissione tributaria provinciale di Napoli e poi dalla Commissione regionale della Campania.

Ora la Cassazione lo ha reso definitivo respingendo il ricorso della Spa. Secondo la sezione tributaria la società «avrebbe dovuto esibire sia nella fase amministrativa che in quella contenziosa», la documentazione inviatale sulla riscossione dei crediti. Manca, dicono i giudici, «una lettera un sollecito, un monito, una messa in mora, un qualche sintomo di attività per l'ampio compito, conferito con la lettera di intenti nel '90». Ma non solo. Secondo la Cassazione, gli stretti rapporti fra i due titolari, lsa mancanza di documentazione anche generica sull'attività svolta «fanno apparire la lettera di intenti come un espediente fin troppo trasparente, teso a far apparire costi inesistenti».

Anche la Procura Generale della Suprema corte, nell'udienza svoltasi al Palazzaccio lo scorso 29 ottobre, ha chiesto al Collegio di legittimità di respingere il ricorso della società.

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