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Contraffazione via money transfer

del 17/02/2011
di: Valerio Stroppa
Contraffazione via money transfer
Money transfer utilizzati per il reimpiego di denaro proveniente da attività di contraffazione, schivando la normativa antiriciclaggio e rendendo più difficile l'individuazione dell'origine dei fondi. A fronte di una massa di denaro transitata di cinque miliardi di euro, i patrimoni illeciti originati dal mercato del falso scovati finora ammontano a 150 milioni di euro. È quanto rende noto il comandante generale della Guardia di finanza, Nino Di Paolo, ieri in audizione alla camera presso la Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale. I money transfer, nati per agevolare l'invio di denaro in patria da parte degli extracomunitari, stanno vivendo una vera e propria esplosione, essendo passati dai 687 del 2002 agli oltre 34 mila del 2010. Nel solo 2009 ne sono stati aperti 6.500, dato che supera, da solo, l'intera rete territoriale del primo gruppo bancario nazionale. Si tratta, evidenzia tra l'altro la Gdf, di canali finanziari molto più costosi di quelli bancari, in termini di commissioni, specie al crescere degli importi movimentati. Allora perché continuano a essere utilizzati da chi vuole regolare le transazioni collegate a traffici illeciti e riciclaggio di denaro? «Perché si tratta di trasferimenti di denaro contraddistinti dal contante», spiega il generale Di Paolo, «in relazione ai quali è assai più facile eludere, rispetto al canale bancario, i presidi antiriciclaggio e, di conseguenza, ostacolare l'individuazione dell'origine dei fondi». In tal senso, i controlli delle Fiamme gialle proseguono a spron battuto, pur nella consapevolezza che il background tipicamente non finanziario degli addetti (internet point, phone center, centri commerciali) e l'elevata numerosità e mobilità degli operatori rendono le verifiche «certamente assai più problematiche rispetto alla tradizionale e ben più strutturata attività bancaria e finanziaria», spiega il comandante generale. Ma Di Paolo ha anche illustrato i dati complessivi di un mercato, quello del falso, che sottrae all'erario circa 5 miliardi di euro all'anno. A fronte dell'espansione del business della contraffazione, però, crescono pure i sequestri: quelli operati dalla sola Gdf sono passati dai 34 milioni di pezzi del 2003 agli oltre 110 milioni del 2010. Il mercato del falso, si legge nel rapporto, oltre ad aumentare quantitativamente, abbraccia ormai anche un'ampia platea di settori: non più soltanto beni di lusso, ma anche merci di uso comune. In tal senso, vero e proprio boom per giocattoli, prodotti per l'infanzia e prodotti per la pulizia della casa o medicinali: i sequestri sono passati dai 9 milioni di pezzi ritirati nel 2008 agli oltre 40 milioni del 2010 (42% del totale). Con riguardo all'azione di contrasto alla contraffazione, gli uomini della Gdf negli ultimi due anni hanno condotto più di 32 mila interventi, con una media di 1.300 operazioni al mese (44 al giorno).

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