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L'ingegneria non perde appeal

del 16/02/2011
di: di Andrea Lovelock
L'ingegneria non perde appeal
«Attrazione reale» per la professione: in Italia crescono non solo gli ingegneri in attività, ma aumenta anche il numero delle immatricolazioni nelle facoltà universitarie, con una invidiabile condizione di piena occupazione a dispetto di una perdurante crisi economica.

Questi alcuni dei dati più eclatanti che emergono dal 1° rapporto sugli ingegneri in Italia, redatto dal Centro studi del Cni, che verrà presentato domani a Roma, presso il Teatro Capranica, a pochi passi da Montecitorio e alla presenza di numerosi esponenti del mondo istituzionale.

Nel dettaglio, secondo i dati dell'Istat, nel 2009 sono stati certificati circa 547 mila ingegneri di cui 417 mila occupati che nel 73% dei casi risultano essere lavoratori dipendenti, con il settore dei servizi che primeggia quale comparto che vanta il maggior assorbimento della forza lavoro professionale con il 64%.

E di questa forte attrattività dei giovani verso l'ingegneria, ben più spiccata rispetto ad altri paesi europei, ne hanno beneficiato sia l'Ordine che la libera professione. Per il presidente del Centro studi Cni, Romeo La Pietra, «con questo rapporto sugli ingegneri in Italia il nostro Centro studi ha inteso «fotografare» lo stato dell'arte della professione, analizzando in particolare processi formativi, dinamiche occupazionali e retributive nonché l'accesso e la pratica della libero professione».

Domanda. Qual è a suo avviso uno degli elementi più eclatanti emersi dal rapporto?

Risposta. Innanzitutto abbiamo certificato che, nonostante la critica congiuntura economica, la professione degli ingegneri registra un tasso di disoccupazione molto contenuto, che negli ultimi due anni si è attestato intorno al 4%, in lieve aumento per un vero e proprio crollo delle assunzioni nelle imprese private) e che quella degli ingegneri rappresenta anche una delle poche libere professioni in grado assicurare prospettive lavorative certamente più appetibili per i giovani. Non a caso sempre nel 2009, i giovani che hanno conseguito l'abilitazione professionale sono stati 13.4997, ben il +3,3% rispetto al 2008. Significativa, poi, la crescita della componente femminile che ha raggiunto una quota superiore al 23%. Tutto questo pone questa nostra professione tra le componenti più altamente qualificate nel sistema produttivo del paese.

D. Esiste anche, per i giovani, un appeal dal punto di vista retributivo?

R. Direi di sì, dal momento che il rapporto ha rilevato come i laureati specialistici-magistrali continuino a godere, nonostante la crisi, di retribuzioni più elevate rispetto a laureati di altre discipline. Basti pensare, infatti, che a un solo anno dalla laurea la remunerazione media dei loro servizi professionali si attesta sui 1.300 euro, rispetto alla media di 1.100 euro di altri giovani professionisti.

D. Quali altri dati significativi avete riscontrato nella formazione professionale?

R. Il Rapporto ha confermato, cifre alla mano, il fallimento della laurea di primo livello in ingegneria, in quanto l'80% di coloro che nel 2008 avevano conseguito il titolo di laurea di ciclo breve ha proseguito gli studi, considerandolo una semplice tappa di avvicinamento alla laurea quinquennale che tra l'altro riceve la prevalente considerazione dal mondo produttivo, da subito molto diffidente nei confronti della laurea triennale, priva di quei plus che soltanto il percorso specialistico può assicurare.

D. E qual è la situazione nel mercato del lavoro?

R. Abbiamo purtroppo constatato una sempre più disomogenea distribuzione territoriale della domanda e dell'offerta di lavoro che assume i tratti di un fenomeno a macchia di leopardo, con una domanda di lavoro per servizi professionali di ingegneria particolarmente elevata in regioni come Lombardia, Veneto e Lazio dove mancano all'appello circa 400 laureati, e una domanda invece carente in Sicilia ed Emilia Romagna dove nel 2009 si è registrato un eccesso di offerta che ha poi generato un inevitabile flusso migratorio delle professionalità verso il Centronord.

D. L'Italia è a tutti gli effetti una regione europea: in tale contesto, come si pone la professione rispetto agli altri paesi europei?

R. Nel raffronto che abbiamo elaborato dal punto di vista retributivo possiamo dire che il livello dei compensi professionali in Europa è decisamente più elevato rispetto al nostro paese: il Centro Studi del Cni ha infatti constatato che a cinque anni dalla laurea il divario con l'estero appare a dir poco mortificante. Per i laureati occupati in Italia, infatti, la retribuzione netta mensile si aggira mediamente intorno ai 1.650 euro, mentre per gli ingegneri occupati all'estero, la media tocca addirittura una media di 2.500 euro.

D. Che conclusioni si possono quindi trarre dal rapporto?

R. A conti fatti, il rapporto rivela un'alta reputazione della professione d'ingegnere tra i giovani al punto da rappresentare, oggi più di ieri, una preziosa fonte di opportunità lavorative e soprattutto una figura strategica nel sistema paese, ma con un deficit nella voce retributiva che solo un pieno rilancio del sistema-paese potrà, almeno in parte, colmare.

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