A Francesca Bettio, docente di economia del lavoro e applicazioni microeconometriche all'università di Siena, è spettato il compito di «strigliare» le capitane d'industria presenti nella sala della centrale Ristotheatre, sottolineando l'efficacia parziale dei confidi (i consorzi di garanzia collettiva dei fidi, che agevolano le imprese nella concessione dei finanziamenti, ndr) e rispolverando la «vecchia idea della banca per le donne. Non credete sia giunto il tempo di rilanciarla?», ha chiesto provocatoriamente la professoressa alle partecipanti all'iniziativa. In parlamento, nel frattempo, esiste più di un provvedimento che si prefigge di venire incontro alle esigenze delle lavoratrici dipendenti e anche di coloro che si sono messe in proprio.
Beatrice Lorenzin (Pdl) ha ricordato la proposta di legge, firmata con la collega del Pd Alessia Mosca, per una banca dell'innovazione dedicata allo start-up e alle imprese già avviate che vantino un discreto potenziale, attualmente all'esame della camera. Nell'altro ramo, a palazzo Madama, invece, è alle battute finali il percorso del testo, anch'esso appoggiato in maniera bipartisan, per introdurre obbligatoriamente le quote rosa nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa, con una soglia minima del 30%, pena la decadenza dell'organismo.
Nel corso della tavola rotonda, Rossana Boldi (Lega nord), si è soffermata sulla «ristrutturazione» della pubblica amministrazione che il governo sta portando avanti, da cui deriva la consapevolezza che «l'idea del posto fisso nel nostro paese viene via via abbandonata», a beneficio della creazione di nuove realtà aziendali, molte delle quali si sviluppano nel Mezzogiorno. Le imprenditrici hanno una esistenza faticosa, ha proseguito la senatrice del Carroccio, «però, non vanno dimenticate le libere professioniste», altra categoria che non può beneficiare della legge sulla maternità, «e la nostra è una delle normative migliori in Europa» in materia.
A frenare l'altra metà del cielo che, «già alla seconda gravidanza comincia a porsi delle domande sulla possibilità, o meno, di proseguire la propria attività professionale» è, secondo la scrittrice Caterina Soffici (autrice di Ma le donne no. Come si vive nel Paese più maschilista d'Europa, Feltrinelli editore), «un problema di mentalità», più che i veri ostacoli che incontra.
Secondo Laura Ravetto, sottosegretario ai rapporti con il parlamento, il governo si sta adoperando per premiare il merito femminile, nella convinzione che, «se viene introdotto nei vari settori», allora le destinatarie, con tutte le loro doti, possono farcela, «ottenendo ottimi risultati». L'intervento iniziale di Sansoni, che ha parlato della donna (e, di conseguenza, dell'imprenditrice) come di una «risorsa preziosa e fondamentale, ancora poco utilizzata» in Italia ha stimolato la conversazione sul potere da raggiungere e sulla dignità da riconquistare. L'eco della mobilitazione nazionale di domenica 13 febbraio, «Se non ora, quando», si è sentita moltissimo nell'assise promossa ieri dalla Cna: a giudizio di Silvestrini, infatti, da quella giornata «si è potuta trarre l'impressione di un risveglio pragmatico, dignitoso e non politicizzato» del cosiddetto sesso debole. La confederazione, del resto, può vantare un primato ragguardevole, ossia è l'organismo di categoria con il gruppo dirigente «rosa» al 40%. Senza adagiarsi sugli allori del presente, però, Silvestrini ha immaginato un futuro ancor più inclusivo per le signore dell'imprenditoria: «Sarebbe bello che una donna salisse al vertice della Cna nazionale», ha proclamato chiudendo i lavori, raccogliendo l'ovazione della platea.
