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Europa a 25 stati per il brevetto Ue

del 16/02/2011
di: da Bruxelles Gianluca Cazzaniga
Europa a 25 stati per il brevetto Ue
Gli eurodeputati hanno dato il via libera alla proposta di istituire un brevetto unico in inglese, francese e tedesco all'interno di un gruppo di stati membri, ma il futuro dell'iniziativa dipende almeno in parte da un parere che la corte di giustizia Ue renderà noto a marzo (si veda ItaliaOggi di ieri). Il Parlamento europeo ha approvato ieri con 471 voti a favore, 160 contrari e 42 astenuti la relazione del cristiano-democratico tedesco Klaus-Heiner Lehne. La relazione raccomanda il ricorso al meccanismo della cooperazione rafforzata per scavalcare le obiezioni di Italia e Spagna, gli unici paesi che non hanno aderito all'iniziativa lanciata da 12 stati membri (Germania, Francia, Olanda, Gran Bretagna, Danimarca, Svezia, Finlandia, Estonia, Lituania, Lussemburgo, Polonia e Slovenia), dopo aver constatato l'impossibilità di raggiungere un'intesa a 27. Ottenuto l'assenso dell'europarlamento, ora manca solo l'approvazione ufficiale del consiglio, prevista per il 10 marzo. Dopodiché, l'esecutivo comunitario preparerà due bozze di regolamento: una sui contenuti del brevetto europeo, che dovrà essere vagliata e votata sia dagli eurodeputati sia dagli stati membri; l'altra sul regime linguistico, che sarà esaminata dai 27 dopo aver consultato l'europarlamento. A questo riguardo, però, la relazione Lehne chiede pieni poteri per il Parlamento su entrambi i provvedimenti. È da diversi anni che i paesi europei tentano di istituire un brevetto comunitario, perché attualmente i vari sistemi nazionali convivono con un modello complicato e costoso. Secondo l'esecutivo Ue, depositare un brevetto negli Stati Uniti costa 1.800 euro, mentre registrarlo in mezza Europa costa almeno dieci volte tanto. Finora, però, gli stati membri non sono ancora riusciti a trovare un'intesa unanime sulle lingue da usare per registrare il brevetto comunitario. La proposta sul regime linguistico presentata dalla Commissione lo scorso luglio (e rivista qualche mese dopo dalla presidenza di turno belga) verte su tre lingue: inglese, francese e tedesco. Tale proposta è osteggiata da Roma e Madrid. Per questo un gruppo di paesi ha deciso di ricorrere alla cooperazione rafforzata, un meccanismo che consente ad almeno un terzo degli stati (attualmente nove) di avviare una cooperazione più stretta in alcuni settori, lasciando da parte i paesi riluttanti. Al di là del regime linguistico, però, rimane aperta una questione fondamentale per il brevetto comunitario: l'idea del giudice unico. Nel settembre 2009 il Consiglio dell'Ue, l'organo che rappresenta i 27 stati dell'Unione, ha chiesto un parere preventivo alla corte di giustizia europea: la bozza di accordo sul Tribunale dei brevetti è compatibile con le disposizioni del Trattato che istituisce la Comunità europea? La corte si pronuncerà a riguardo l'8 marzo, e il suo parere sarà vincolante. Nel frattempo è trapelata la notizia secondo cui gli otto avvocati generali della corte hanno convenuto che l'accordo così com'è è incompatibile col trattato e hanno indicato modifiche da apportare al documento. Tra queste, viene bocciato il trilinguismo, perchè non consente il diritto a difendersi nella propria lingua. La corte non è tenuta a seguire la posizione dei suoi avvocati generali, anche se ciò accade nella maggioranza dei casi.
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