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Rinviata la riforma dei licenziamenti

del 16/02/2011
di: di Daniele Cirioli
Rinviata la riforma dei licenziamenti
Rinviata la riforma sui ricorsi ai licenziamenti. Infatti, le nuove disposizioni introdotte dal collegato lavoro, sui termini decadenziali per l'impugnazione dei licenziamenti, acquisteranno efficacia solo a partire dal 31 dicembre 2011. A prevederlo è il maxiemendamento del governo al dl mille-proroghe, votato ieri con la fiducia.

Un anno sabbatico, dunque, per la riforma dell'impugnazione dei licenziamenti. Il rinvio arriva da una previsione inserita direttamente nel testo della legge n. 183/2010 (cosiddetto collegato lavoro). In particolare, all'articolo 32 del provvedimento viene aggiunto il comma 1-bis il quale stabilisce che «in sede di prima applicazione, le disposizioni di cui all'articolo 6, primo comma, della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, relative al termine di 60 giorni per l'impugnazione del licenziamento acquistano efficacia a decorrere dal 31 dicembre 2011». La disposizione che il milleproroghe disapplica fino al 31 dicembre prossimo sembrerebbe, in realtà, soltanto quella relativa all'articolo 6, primo comma della legge n. 604/1966. Vale a dire la disposizione che prevede che il licenziamento debba essere impugnato, a pena di decadenza, entro 60 giorni dalla ricezione della sua comunicazione. Questa è una disposizione già previgente alla legge n. 183/2010, in quanto la novità del collegato lavoro è prevista nel comma 2 del medesimo articolo 6 della legge n. 604/1966, che prevede l'inefficacia dell'atto d'impugnazione qualora non sia seguito, entro i successivi 270 giorni, dal deposito del ricorso presso la cancelleria del tribunale (la novità, cioè, è l'introduzione di questo secondo termine decadenziale).

La proroga, a ogni modo, si riflette anche tutte le conseguenti novità, sempre in relazione ai nuovi termini di impugnazione dei licenziamenti, previsti ancora dall'articolo 32 della legge n. 183/2010. In particolare, devono ritenersi non operative, fino al prossimo 31 dicembre, anche le disposizioni che hanno esteso la disciplina sull'impugnazione dei licenziamenti (appunto articolo 6 della legge n. 604/1966) ai casi di invalidità del licenziamento, nonché i licenziamenti che presuppongono la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro ovvero alla legittimità del termine apposto al contratto; al recesso del committente nei rapporti di co.co.co. e lavoro a progetto; al trasferimento dei lavoratori (articolo 2103 del codice civile); all'azione di nullità del termine apposto al contratto di lavoro; ai contratti a termine in corso esecuzione e a quelli già conclusi al 24 novembre 2010 (cioè alla data di entrata in vigore del collegato lavoro).

Si torna, dunque, alle regole vigenti fino al 23 novembre 2010. Il lavoratore che vuole contestare un licenziamento, dunque, deve impugnarlo, a pena di decadenza, entro 60 giorni dalla ricezione della sua comunicazione da parte dell'impresa. Fatto questo adempimento, ha poi a disposizione cinque anni per depositare il ricorso in tribunale e dare così avvio alla causa vera e propria. Questo termine è senza fine nell'ipotesi in cui si contesta la «nullità» del licenziamento (praticamente tutte le cause sono solitamente fondate sulla «nullità» del licenziamento e del contratto di lavoro), perché in tal caso non c'è termine di decadenza ( articolo 1422 del codice civile circa l' «imprescrittibilità dell'azione di nullità»).

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