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I tributaristi difendono il proprio ruolo

del 12/02/2011
di: Ignazio Marino
I tributaristi difendono il proprio ruolo
I tributaristi dell'Ancot preoccupati degli effetti della circolare n. 28/2011 dell'Inps. Quest'ultima, infatti, prevede che, per gli adempimenti paghe e contributi, dal mese di aprile per operare in nome e per conto dei datori di lavoro, occorrerà munirsi di un'apposita delega da trasmettere all'Inps. E che l'Istituto validerà esclusivamente ai soggetti autorizzati per legge (legge n. 12/79) all'attività di consulenza: datori di lavoro o consulenti del lavoro. Così il presidente dell'associazione ha inviato una lettera al direttore generale dell'Inps Mauro Nori e chiesto un incontro. Scrive Arvedo Marinelli: «La circolare ha creato allarmismo nella categoria, soprattutto per quanto riguarda gli adempimenti relativi ai titolari di imprese individuali, ai soci di società, sia di persone che di capitali, ai professionisti senza albo che sono nella gestione separata dell'Inps, così come altre posizioni, alle imprese artigiane etc. etc.. Non si tratta di attività riservate», continua Marinelli, «le abbiamo sempre svolte, cercando di farlo anche nei migliori modi possibili e con spirito di collaborazione verso un ente che oltretutto è la casa dei nostri contributi». La preoccupazione dell'Ancot, però, non è quella delle altre tre sigle di tributaristi che pure intervengono nel dibattito. Commenta Roberto Falcone (Lapet): «La circolare non aggiunge nulla di nuovo al panorama giuridico. L'Istituto poteva infatti risparmiare l'inutile riferimento ai tributaristi ribadendo i soggetti abilitati alla cura degli adempimenti in materia di lavoro, previdenza e assistenza sociale dei lavoratori dipendenti, compresa la trasmissione telematica della documentazione previdenziale. Si tratta di concetti scontati», continua Falcone, «che non era assolutamente necessario ribadire. E' ovvio che, pur non condividendo la riserva ai soli consulenti del lavoro e dottori commercialisti in materia di lavoro dipendente, la accettiamo in quanto prevista per legge. Da sempre infatti, le nostre battaglie sono contro le riserve illegittime che alcune categorie tentano in tutti i modi di attribuirsi pretendendo l'esclusiva». Aggiunge Riccardo Alemanno (Int) che «la consulenza del lavoro non riguarda i tributaristi, non operiamo in quel settore, se mai gestiamo gli stessi imprenditori, ma ognuno per la propria parte ai tributaristi la parte tributaria, ai professionisti indicati dalla L. 12/79 quella del lavoro, con una netta prevalenza ovviamente dei consulenti del lavoro. Ovviamente diverso è il caso per gli adempimenti connessi all'attività d'impresa dei soci di società, dei coadiuvanti d'impresa e dei titolari artigiani. Quando questi soggetti non abbiano personale dipendente, infatti ciò non appartiene alla consulenza del lavoro non essendoci lavoro subordinato, ma è attività accessoria della consulenza contabile d'impresa, legata al reddito d'impresa, come previsto dal protocollo in essere con l'Inps». Anche per Luigi Pessina (Ancit), infine, la nota in commento «nulla aggiunge e nulla toglie allo stato delle cose che da tempo si conoscono. L'argomento infatti è riferito agli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti, materia che gli associati Ancit privi della prescritta abilitazione di cui alla Legge 12/79 non hanno mai trattato. Il richiamo fatto al punto 3 (intermediari abilitati) era superfluo (nella parte ove sono indicate le esclusioni) in quanto da tempo ormai le norme erano chiare e conosciute da tutti gli operatori”.

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