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Avvocati in rivolta

del 12/02/2011
di: di Gabriele Ventura
Avvocati in rivolta
Avvocatura contraria all'entrata in vigore «a rate» della conciliazione obbligatoria. Perché non ci sarebbe più spazio per modificare la normativa, che resta l'obiettivo primario della categoria. Quindi, anche se gli addetti ai lavori stimano che il rinvio di un anno di due materie come la circolazione stradale e il condominio significherebbe lo slittamento del 50-60% del contenzioso rientrante nel dlgs n. 28/2010, l'avvocatura protesta duramente contro l'emendamento al Milleproroghe approvato ieri sera in extremis dalle commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato. Che ha cancellato l'emendamento del Pd approvato martedì scorso (che rinviava di un anno l'entrata in vigore dell'intera normativa), facendo slittare al 2012 il via libera della conciliazione obbligatoria solo per due settori. Il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, ha ribadito anche in una lettera inviata giovedì scorso al ministro della giustizia, Angelino Alfano, «che non sono disponibili le aule presso i Tribunali, non sono reclutabili i conciliatori nel numero e con la professionalità richiesta, e a causa delle difficoltà sollevate dalle compagnie di assicurazione non si è potuto ancora assicurare i rischi della nuova attività». Quindi, sull'ipotesi di rinvio dei due settori dove si registra il maggior contenzioso, il Cnf «esclude che allo stato l'idea sia praticabile, in quanto i problemi segnalati permarrebbero comunque per i settori in cui la mediazione fosse attivata». Più duro l'affondo del presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura, Maurizio de Tilla, che parla di un vero e proprio «colpo di mano» del governo. «Il ministro Alfano», afferma de Tilla, «ha ceduto ai poteri forti e ad alcuni ambienti ministeriali e con un blitz ha violato le regole del procedimento legislativo, facendo approvare un inammissibile emendamento che smentisce il precedente emendamento approvato nelle Commissioni riunite martedì scorso e che proroga ad un anno l'entrata in vigore dell'obbligatorietà della mediaconciliazione per solo due materie. Alfano», conclude de Tilla, «così calpesta i diritti dei cittadini e si schiera contro l'avvocatura. La protesta unitaria degli avvocati sarà decisa». Contrari al rinvio «parziale» anche i giovani avvocati dell'Aiga. «Continuiamo a sperare che il rinvio riguardi tutte le materie», spiega il presidente, Giuseppe Sileci, «anche perché non siamo sicuri che oggi ci sia un numero di organismi sufficiente a soddisfare la domanda di conciliazione. E se così fosse i tempi che si vogliono accorciare si dilaterebbero a dismisura». Critica la posizione dell'Associazione nazionale forense. «Spero che il ministro Alfano ascolti un po' meno chi vuole solo risparmiare sulla pelle dei cittadini», afferma il segretario generale, Ester Perifano, «e presti maggiore attenzione a chi vive ogni giorno nelle aule di giustizia». Parzialmente favorevole all'entrata in vigore «a rate», invece, l'Unione nazionale dei giovani dottori commercialisti ed esperti contabili che, insieme all'Aidc, ha presentato un «controricorso» al Tar in opposizione all'Oua. «È un compromesso politico”, dice il presidente, Luigi Carunchio, “ma sicuramente è meglio di un rinvio totale”. A favore anche Lorenza Morello, presidente di Apm (Avvocati per la mediazione). “Si tratta di una dilazione che non cambierà la sostanza dei fatti”, afferma, “quella dell'Oua è un'opposizione lobbystica con dietro solo un interesse economico e finanziario per la perdita di clientela degli studi legali che provocherebbe l'entrata in vigore della normativa”.
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