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Progettazione, bocciata la contrattazione dei compensi

del 12/02/2011
di: La Redazione
Progettazione, bocciata la contrattazione dei compensi
Bocciata la negoziazione diretta dei compensi per la progettazione, freno all'utilizzo del prezziario regionale per la sicurezza scaduto e stop al contratto aperto per le manutenzioni. Sono queste le tre illegittimità costituzionali riscontrate dalla Consulta a carico della legge n. 3 della regione Umbria in materia di appalti pubblici, che è stata censurata con la sentenza n. 43 depositata l'11 febbraio 2011. Innanzi tutto nella parte in cui dispone che i soggetti aggiudicatori possono utilizzare l'elenco regionale dei prezzi e dei costi per la sicurezza non aggiornato, introducendo criteri meno stringenti di quelli statali (articolo 133, comma 8 del codice dei Contratti, dlgs n. 163 del 2006) in base ai quali i prezziari possono essere applicati in relazione a progetti già approvati alla data del 30 giugno dell'anno successivo, e comunque, in caso di mancato aggiornamento anche per l'ulteriore periodo, l'aggiornamento andrà effettuato a opera delle articolazioni locali dell'amministrazione delle infrastrutture. Bocciato anche l'articolo 20 della legge, nella parte in cui si prevede l'affidamento diretto dei servizi attinenti all'architettura e all'ingegneria di importo stimato inferiore a 20 mila euro, a soggetti esterni alle amministrazioni, scegliendoli anche negli eventuali elenchi formati appositamente. La legge stabilisce la misura dei ribassi: in tal caso (affidamento diretto) il ribasso sull'importo delle prestazioni, fissato ai sensi delle tariffe professionali (dm 4 aprile 2001 del ministro della giustizia), è negoziato tra il responsabile del procedimento o il dirigente competente e il professionista cui si intende affidare il servizio. La disposizione è stata bocciata in quanto viola l'articolo 117 Costituzione. E non solo. La norma demanda la determinazione dei corrispettivi alla negoziazione tra la stazione appaltante e il progettista fiduciario, si pone in contrasto con l'articolo 92, commi 2 e 3, del dlgs n. 163 del 2006, che prescrive criteri rigidi ed uniformi per la fissazione corrispettivi.

Terza bocciatura infine per le norme dedicate al contratto aperto, ammesso negli appalti relativi all'espletamento dell'attività di manutenzione. Il contratto «aperto», si caratterizza per il suo contenuto «variabile», cioè determinabile in ragione delle necessità manifestate dall'amministrazione nel periodo temporale (quattro anni) di efficacia dello stesso.

Anche qui siamo di fronte a un contrasto con il codice dei contratti, che non prevede il contratto aperto, tra i tipi ammessi per l'affidamento di appalti: il contratto aperto è privo di un importo certo e predefinito, ma variabile in base al numero degli interventi realizzati.

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