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Posta(poco)celere? Paga il danno

del 12/02/2011
di: di Debora Alberici
Posta(poco)celere? Paga il danno
Via libera al risarcimento del danno se la consegna con Postacelere arriva fuori tempo massimo. È quanto sancito dalla Corte costituzionale che, con la sentenza numero 46 depositata ieri, ha dichiarato l'illegittima della norma contenuta nell'articolo 6 del dpr 156/73 nella parte in cui dispone che le Poste non incontrano alcuna responsabilità per il ritardato recapito delle spedizioni effettuate con l'innovativo servizio.

Il caso riguarda un'azienda che ha citato in causa le Poste spa. In particolare la società sosteneva che se il plico Postacelere fosse arrivato in tempo, avrebbe sicuramente vinto la gara d'appalto perché aveva presentato il massimo ribasso. Invece la spedizione è stata effettuata per sbaglio a Reggio Calabria invece che a Reggio Emilia. A questo punto il tribunale di Napoli ha sollevato la questione di legittimità dell'articolo 6 del dpr 156/73, che pure è stato abrogato dall'articolo 218 del dlgs 259/03: la decisione è assunta dai magistrati partenopei per analogia a quanto avvenuto al mancato recapito di telegramma con la sentenza 254/02 della Consulta (che già aveva bocciato l'esonero dalle responsabilità).

Il giudice delle leggi ha accolto il sospetto di contrasto con la Carta fondamentale, perché il mero rimborso del costo di spedizione non è affatto sufficiente: la norma impugnata, e ieri bocciata dai giudici di Palazzo della Consulta, ha sollevato le Poste dalla responsabilità e costituiva la sopravvivenza di un privilegio ormai anacronistico visto che il servizio ha ormai natura privatistica. All'utente, insomma, non si può negare il diritto a essere risarcito dal momento che ha scelto Postacelere proprio perché arriva prima (o almeno dovrebbe).

L'illegittimità dell'articolo 6 del dpr 156/73, in buona sostanza, è stata dichiarata perché la norma non consente un adeguato bilanciamento fra le prerogative del gestore del servizio, da un lato, e le esigenze dell'utente, dall'altro. In altre parole la disposizione violava il principio di uguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione e per questo andava cancellata.

Invece, hanno poi concluso i giudici, il legislatore avrebbe dovuto realizzare un equilibrio fra Poste e utente, essendo venuta meno la concezione puramente amministrativa del servizio postale, e quindi «la possibilità di collegare tali limitazioni di responsabilità alla necessità di garantire la discrezionalità dell'amministrazione».

Anche per il caso del servizio telegrafico, la Corte costituzionale aveva affermato in passato (sentenza n. 254 del 2002) che, sebbene sia «sempre possibile delineare, in materia di responsabilità per danni causati agli utenti del servizio postale, una disciplina speciale ispirata a criteri più restrittivi di quella ordinaria, in rapporto alla complessità tecnica della gestione del servizio ed all'esigenza del contenimento dei costi», tuttavia la carenza di siffatta disciplina della responsabilità del gestore del servizio è in grado di tradursi in un «privilegio, privo di connessione con obiettive caratteristiche del servizio e, perciò, lesivo, al tempo stesso, del canone di ragionevolezza e del principio di eguaglianza garantiti dall'articolo 3 della Costituzione». In altri termini secondo i giudici l'esclusione di qualsiasi responsabilità di Poste italiane potrebbe essere considerata un privilegio ingiustificato.

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