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False compensazioni: 20 mila segnalazioni

del 11/02/2011
di: Simona D'Alessio
False compensazioni: 20 mila segnalazioni
Dalla stretta sulle compensazioni, oltre l'effetto delle minori richieste, che hanno portato per lo stato a minori esborsi per più di sei miliardi di euro, sono partite dagli uffici dell'Agenzia delle entrate 20 mila segnalazioni con l'obiettivo di andare a colpire le compensazioni fraudolente. Gli incassi da ruoli e i versamenti diretti fanno un balzo del 18% per l'Agenzia delle entrate e del 9% per l'Inps in un anno, il 2010, in cui la strategia per combattere l'evasione fiscale dei due enti insieme a Equitalia ha permesso il recupero di 25,4 miliardi di euro, fra imposte, tasse e contributi non dichiarati. E, per la prima volta dal 2003, le compensazioni Iva si sono ridotte (dai 28,3 miliardi del 2009 ai 21,7 dell'anno passato), frutto di un uso minore dei crediti d'imposta, dovuto alle restrizioni introdotte dalla manovra fiscale. A illustrare queste cifre Attilio Befera, direttore generale dell'Agenzia delle entrate, Antonio Mastrapasqua, presidente dell'Inps, e Marco Cuccagna, direttore generale di Equitalia, nel corso di una conferenza stampa ieri a Roma. La somma è così suddivisa: 10,4 miliardi (+15% al confronto con il 2009, quando i miliardi erano stati 9,1) che derivano dall'attività di controllo formale e dal recupero dell'evasione in capo agli uomini delle Entrate, a cui si aggiungono i 6,6 miliardi di minori crediti d'imposta utilizzati in compensazione con riferimento all'anno precedente; l'istituto di previdenza sociale ha portato in dote 6,4 miliardi (+12%, nella precedente annualità ci si era fermati a 5,7) reperiti da evasori contributivi favorendo anche il contrasto al lavoro nero, mentre la società di riscossione è riuscita a convogliare 1,9 miliardi (+19%) per conto di altri enti statali e locali. Il consuntivo che ha tracciato Befera è confortante: il fenomeno di chi non paga le tasse «si sta riducendo strutturalmente, seppur di poco» e, così, alla domanda sulle previsioni per il 2011, ha replicato che «sicuramente incasseremo di più», soprattutto con il federalismo fiscale che aumenterà il coinvolgimento di comuni, province e regioni «anche sui tributi erariali», il cui interesse crescerà, trattandosi di «quattrini loro». Niente di nuovo, invece, sul fronte del nuovo redditometro, uno strumento che sarà «quasi perfetto» e a cui si può dedicare ancora un po' di tempo, visto che «riguarda le dichiarazioni del 2010» (opinione condivisa dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, che si offre di collaborare nella fase di partenza della misura e secondo cui «è giusto lavorare di lima»). Mettendo sotto i riflettori i dati regione per regione, salta all'occhio la performance del Lazio (da 978 milioni a 1,5 miliardi nell'arco di dodici mesi), quella del Veneto (da 599 a 733 milioni), mentre la Lombardia è tutto sommato su valori abbastanza stabili (da 2,5 a quasi 2,7 miliardi) e in Piemonte si è verificata addirittura una flessione (da 790 a 751 milioni); scendendo nel Meridione, invece, l'Agenzia guidata da Befera ha registrato l'incremento delle somme evase recuperate in Calabria (da 152 a 181 milioni), Campania (da 562 a 637 milioni), Puglia (da 355 a 430 milioni) e in Sicilia (da 436 a 502 milioni). Al consueto richiamo del numero uno dell'Agenzia a un'inversione di rotta da parte dei cittadini («Se non cambia l'approccio dei contribuenti, se non cambia la cultura per cui chi evade è più furbo degli altri, allora non si potrà parlare di possibilità di ridurre le imposte»), si è aggiunta una tirata di orecchie a chi non paga il canone d'abbonamento alla Rai (scaduto il 31 gennaio, ndr), una tassa come un'altra, perciò chi la ignora è «un evasore». Altro traguardo, secondo Mastrapasqua, è stato sollevare il velo su circa 70 mila lavoratori in nero nel 2010; d'ora in avanti, bisognerà «consolidare la capacità dell'istituto di recuperare cifre così consistenti». Soddisfatti i dottori commercialisti: per Claudio Siciliotti, presidente del Cndcec, 6,6 miliardi dei 25,4, «sono ascrivibili alle minori compensazioni indebite. Un risultato ottenuto, né più, né meno che prevedendo l'obbligo di apporre un visto di conformità da parte di un commercialista sulle dichiarazioni da cui risulta il credito Iva che si vuole utilizzare». Un compito, però, attribuito alla categoria «senza alcuna previsione corrispettiva», malgrado i benefici che lo stato ne trae.

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