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I processi lumaca costano 82 mln

del 10/02/2011
di: di Ignazio Marino
I processi lumaca costano 82 mln
A partire dal 2002, anno di entrata in vigore della c.d. legge Pinto, sono stati promossi dinanzi alle corti d'appello quasi 40 mila procedimenti per l'equa riparazione dei danni derivanti dall'irragionevole durata del processo. Lentezza che costa cara ogni anno allo Stato italiano: 82 milioni al 31/12/2010, secondo i dati diffusi dal ministro della giustizia Angelino Alfano a inizio 2011. Una situazione che necessita di interventi strutturali urgenti perché nel tempo i processi lumaca stanno creando altre conseguenze negative per la giustizia italiana. A metterli in luce è stata la relazione di inaugurazione dell'anno giudiziario del primo presidente di Corte di cassazione Ernesto Lupo (si veda anche ItaliaOggi del 29 gennaio 2011). Vediamo di cosa si tratta.

I ritardi. I continui ricorsi contro lo stato per la lentezza della macchina giudiziaria, denuncia Lupo, vanno innanzitutto ad aggravare i già onerosi carichi di lavoro degli uffici giudiziari di secondo grado, causando ritardi nella trattazione dei giudizi ordinari, che vanno ad aggiungersi a quelli derivanti da una mole di contenzioso già spesso superiore alle capacità di smaltimento delle singole Corti. Le conseguenze negative di questo contenzioso «straordinario» si stanno ripercuotendo da ultimo sugli stessi procedimenti di cui alla legge Pinto. Il ritardo nel pagamento degli indennizzi ha indotto a sua volta gli aventi diritto a mettere in esecuzione i provvedimenti di condanna ottenuti nei confronti dei ministeri competenti, con conseguente aggravio di lavoro anche per gli uffici giudiziari di primo grado cui è affidata la trattazione delle procedure esecutive. Recentemente della questione ha avuto modo di interessarsi anche il Consiglio di stato che ha affermato «l'obbligo sia del ministero dell'economia e delle finanze che della presidenza del consiglio dei ministri di conformarsi al giudicato» e di pagare in favore dei ricorrenti, entro il termine di 60 giorni, la somma dovuta, nominando già un commissario ad acta nell'eventualità d'inutile decorso del tempo.

L'effetto domino. Alla fine del 2010 la Corte di Strasburgo ha dato notizia della pronuncia di 475 sentenze di condanna per il ritardo nel pagamento degli indennizzi liquidati ai sensi della legge n. 89 del 2001, e della pendenza di oltre 3.900 ricorsi aventi il medesimo fondamento, nonché del costante aumento del numero di questi procedimenti, passati dai 613 dell'anno 2007 ai 1.340 del primo semestre dell'anno 2010. La Corte, pur riconoscendo che un'amministrazione necessita di tempo per procedere ai suoi pagamenti, ha affermato che, nel caso di un ricorso indennitario volto a riparare le conseguenze della durata eccessiva di un procedimento, tale ritardo non può essere superiore a sei mesi dal momento in cui la decisione è divenuta esecutiva, e ha quindi ritenuto che nei casi sottoposti al suo esame il termine ragionevole fosse stato ampiamente superato, essendo il pagamento intervenuto con un ritardo compreso tra 9 e 49 mesi, e comunque per lo più superiore a 19 mesi.

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