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Non si tocca il diritto di critica sindacale

del 10/02/2011
di: Roberto Bianchi e Alessandra Schofield
Non si tocca il diritto di critica sindacale
Lo scorso 2 dicembre 2010 si è pronunciato il Tribunale di Bologna nella causa civile promossa da Ina Assitalia e il suo amministratore delegato Fabio Buscarini contro Alfredo Vespaziani, ex agente Ina.

Come si ricorderà, la compagnia ed il suo manager avevano citato Alfredo Vespaziani per diffamazione, avendo il collega – in sede di Congresso Nazionale Sna – condiviso con l'assemblea alcune considerazioni di natura generale e particolare sul settore assicurativo. Per inciso, il collega Vespaziani aveva fatto riferimento alla politica di dismissione delle reti agenziali perseguita negli ultimi anni dalla maggioranza delle imprese d'assicurazione, ivi compresa la stessa Ina Assitalia.

Ma sia l'impresa che Buscarini avevano ritenuto offensivi i termini utilizzati da Alfredo Vespaziani per definire le scelte aziendali ed avevano stabilito pertanto di citarlo in giudizio.

Il Tribunale di Bologna, tuttavia, non ha dato ragione alla Compagnia, riconfermando alcuni principi. Prima di tutto, nella sentenza si legge che «Il discorso pronunciato va inquadrato come espressione di un pensiero di critica verso la Ina, ma anche verso il sistema assicurativo attuale, nell'ottica di indicare al sindacato i problemi» e «come noto, l'esercizio del diritto di critica… non è soggetto allo stringente requisito della verità obiettiva». Inoltre, nella specifica occasione si è trattato di «critica sindacale» nella quale l'Ina era stata «proposta come esempio delle problematiche attuali» ed i toni definiti «effettivamente duri» dal giudice non hanno tuttavia trasceso i limiti della continenza. Quali le definizioni che hanno tanto infastidito l'impresa? Alfredo Vespaziani aveva affermato in sede congressuale che la ex mandante stava dismettendo una parte della rete agenziale con atteggiamenti da «stato di polizia», «spietati ed iniqui», attuando dure rappresaglie nei confronti degli agenti, costretti ad accettare la politica della mandante per timore di subire la revoca del mandato. Diversa la posizione del Tribunale rispetto alla definizione data dal collega Vespaziani dell'amministratore delegato Buscarini, indicato come «terminator». Secondo il giudice, l'illustrazione delle problematiche sindacali non avrebbe abbisognato di riferimenti individualistici e la persona dell'a.d. è stata messa in una luce «caricaturale». Tuttavia, secondo il giudice, limitata è l'offensività della terminologia usata e non paragonabile alla lesività della diffamazione a mezzo stampa, anche considerando il numero circoscritto di persone con le quali il Alfredo Vespaziani ha condiviso le proprie riflessioni. Il collega è stato comunque condannato a risarcire Fabio Buscarini per un importo di dodicimila euro.

Naturalmente non intendiamo entrare nel merito giuridico della sentenza che rispettiamo senza riserve, essendo peraltro facoltà delle Parti di valutarne la portata e di agire in conseguenza. Ciò che ci preme sottolineare è piuttosto che la scelta di Ina e del suo Amministratore delegato sono inaccettabili politicamente prima ancora che giuridicamente, in quanto Vespaziani aveva pronunciato il suo discorso in sede di congresso sindacale. E non c'è dubbio che quello congressuale sia il momento nel quale un consesso di individui liberi, che aderiscono ad uno stesso sodalizio, hanno la possibilità di esprimere le proprie tesi senza correre il pericolo di essere censurati dai soliti poteri forti. Tantopiù in quanto la mission di un sindacato risiede nel tutelare i diritti e gli interessi dei propri iscritti, soprattutto dagli eventuali soprusi subiti dalle controparti istituzionali. Vespaziani non parlava infatti pro domo sua quando ammoniva i delegati del Sindacato nazionale agenti, provenienti da tutta Italia, a considerare i pericoli derivanti alla categoria dalla politica di ristrutturazione distributiva in atto nel mercato assicurativo del nostro paese.

In considerazione di quanto previsto nelle regole non scritte delle relazioni industriali e del gentlemen agreement, che sconsigliano qualsiasi azione intimidatoria reciproca tra dirigenti sindacali e manager aziendali, consideriamo pertanto la vicenda Vespaziani un pericoloso precedente a prescindere dalla decisione stessa adottata dal Tribunale di Bologna.

Fatta salva dunque la fondamentale libertà di espressione e di critica sindacale dalla sentenza si trae semmai l'ammonimento a evitare riferimenti di natura personale.

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