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Cassa unica dei commercialisti, un coro di no

del 10/02/2011
di: Ignazio Marino
Cassa unica dei commercialisti, un coro di no
Torna nuovamente alla ribalta la mancata fusione fra le casse dei dottori commercialisti e dei ragionieri. La Bicamerale di controllo sugli enti gestori, infatti, ha convocato per ieri alcune sigle dei commercialisti incassando però un «no» secco a qualsiasi ipotesi di riapertura di un capitolo ampiamente dibattuto ma anche definitivamente chiuso. Sull'impossibilità di procedere a un percorso condiviso, infatti, si sono espressi due ministri e in più circostanze si è cercato di avviare un confronto perfino in terra neutra (ovvero all'interno del consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili). Situazione definita, insomma, che ha portato l'Aidc di Marco Rigamonti e l'Ungdcec di Luigi Carunchio ad andare oltre la logica fusione sì/fusione no. «Se il problema è quello di dover assicurare la sostenibilità dell'ente di previdenza dei ragionieri», ha spiegato in commissione il vicepresidente dell'Aidc, Franco Carella, «allora che sia detto in maniera chiara. La cassa dei dottori commercialisti con tutto il sistema previdenziale privato né prenderà atto e, nella misura in cui non siano intaccati i propri equilibri, potrà svolgere un proprio ruolo. A condizione che non sia l'unica a svolgerlo. Del resto», ha continuato Carella, «questa è la conclusione cui è più volte pervenuta l'assemblea dei delegati di Cnpadc, ritenendo definitivamente conclusa ogni attività e ogni incombenza in proposito». Ma non solo. L'Aidc e l'Unione giovani hanno messo in luce la vera necessità «che il Parlamento si faccia carico di colmare un vuoto legislativo che al momento non consente ai giovani professionisti iscritti alla sezione B dell'albo (esperti contabili) di poter avviare un corretto percorso previdenziale». Ultimo appello dei due sindacati non poteva non riguardare l'adeguatezza delle prestazioni, spina nel fianco di una cassa come quella dei dottori commercialisti che nel 2004 ha deciso di abbandonare un sistema di calcolo delle pensioni generoso in cambio di una stabilità di lungo periodo. Il riferimento è per la miniriforma Lo Presti che «introduce criteri e principi innovativi e virtuosi nella gestione della previdenza privata» e che da oltre nove mesi è stata approvata dalla camera e attende solo l'ok del senato. In audizione è andata anche l'Adc di Vilma Iaria. Per l'Associazione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili sindacato unitario non ci sono le basi per arrivare a una fusione. «La nostra non è una posizione corporativa», spiega la Iaria, «ma il risultato di un'attenta analisi. I conti della Cassa ragionieri oggi non sono in equilibrio, nonostante i provvedimenti di riforma adottati nel 2004. L'unificazione non tutelerebbe gli iscritti e di certo danneggerebbe quelli afferenti alla cassa dei dottori commercialisti. Ciò non toglie che siamo disponibili a riesaminare la situazione quando cambieranno le condizioni attuali».

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