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La riforma tributaria riparte dai Testi unici

del 10/02/2011
di: di Andrea Bongi
La riforma tributaria riparte dai Testi unici
La riforma fiscale riparte dai «testi unici». Il governo, stando alle dichiarazioni fornite ieri dal presidente del Consiglio, è infatti al lavoro per preparare un «codice unico delle leggi fiscali» che costituirebbe il primo e decisivo passo verso quell'opera di razionalizzazione e semplificazione del sistema fiscale da più parti auspicata come non più procrastinabile.

Eppure la voglia di testi unici in materia fiscale non è certo una novità. Uno dei più recenti tentativi di riorganizzazione a un sistema di testi unici del diritto tributario italiano è quello operato dalla legge 7 aprile 2003 n.80 recante la delega al governo per la riforma del sistema fiscale statale.

L'articolo 1 di detto testo normativo delegava all'esecutivo (il c.d. Berlusconi II) l'adozione di uno o più decreti legislativi per la riforma del sistema fiscale che doveva essere ordinato secondo uno schema basato su cinque imposte raccolte in un unico codice tributario: l'imposta sul reddito, l'imposta sul reddito delle società, l'imposta sul valore aggiunto, l'imposta sui servizi e le accise.

Al di là di alcuni interventi riformatori di natura settoriale le buone intenzioni del legislatore del 2003, quanto alla stesura di un testo unico tributario, sono rimaste praticamente lettera morta.

Anche prima del 2003 vi erano stati diversi tentativi di razionalizzazione del sistema tributario italiano attraverso l'introduzione di uno o più testi unici, tutti miseramente falliti.

Gli stessi programmi elettorali dei partiti che sistematicamente si presentano alle elezioni politiche contengono, fra le buone intenzioni di politica tributaria, la raccolta delle norme esistenti in uno o più testi unici. Poi, terminate le campagne elettorali, le buone intenzioni raccolte nei suddetti programmi svaniscono e non si traducono in fatti concreti. Il risultato è che il nostro sistema tributario continua ad annoverare una vera e propria giungla di disposizioni di difficile lettura e consultazione.

Che i più recenti tentativi di razionalizzazione del sistema tributario siano andati falliti lo testimonia anche il fatto che gli ultimi testi unici approvati e tutt'oggi vigenti, sono ormai disposizioni ultraventennali risalenti infatti all'ottobre 1990 (si veda tabella in pagina).

Nemmeno lo statuto del contribuente è riuscito a incidere sul modo di legiferare in ambito tributario. Seppure all'articolo 2 della legge n.212 del 2000 si faccia espresso riferimento all'esigenza di chiarezza e trasparenza delle disposizioni tributarie le cronache quotidiane testimoniano di una produzione normativa disomogenea, spesso caotica e soprattutto non conforme ai criteri basilari richiesti dallo stesso statuto.

È di ieri dunque l'ennesima dichiarazione d'intenti con la quale si annuncia l'avvio di un importante lavoro finalizzato alla stesura di un codice unico delle norme tributarie. Che sia la volta buona?

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