Consulenza o Preventivo Gratuito

Lavoratori delle sedi diplomatiche senza distinzioni

del 09/02/2011
di: La Redazione
Lavoratori delle sedi diplomatiche senza distinzioni
I lavoratori delle sedi diplomatiche italiane impiegati con contratto a legge locale sono ancora privi dei diritti sindacali riconosciuti ai loro colleghi che lavorano con contratto a legge italiana. L'attuale regime contrattuale, introdotto dal decreto legislativo n. 103/2000, è ibrido e produce una vera e propria discriminazione tra colleghi che condividono responsabilità, mansioni e che sono vicini di scrivania.

Il problema di offrire una garanzia sindacale per i lavoratori che operano nella nostra rete diplomatica è tanto più importante se si considera che il regime di extraterritorialità riconosciuto alle nostre sedi all'estero di fatto priva di efficacia i sistemi di contrattazione locali, laddove essi siano attivati, e non sempre lo sono.

La questione è a un passo dall'essere sanata se la commissione 3ª del senato, presieduta da Lamberto Dini, approverà il disegno di legge 1843, come ha già fatto la camera. La Federazione Confsal-Unsa ritiene fondamentale l'adozione di questa norma e chiede alle forze politiche uno sforzo per trovare coesione e unità, superando tatticismi e tentennamenti, e di focalizzare l'attenzione solo sull'interesse concreto di lavoratori che a oggi subiscono una disparità di trattamento.

Si pensi che allo stato attuale, a differenza dei colleghi con contratto a legge italiana, il personale in servizio con pari mansioni ma con contratto a legge locale non può partecipare alle elezioni per esprimere i propri rappresentanti Rsu. Né può candidarsi per ricoprire tale carica. E ciò è ancora più incredibile se si pensa alle sedi europee e al personale che vi presta servizio, composto da cittadini europei cui dovrebbe essere riconosciuto uno standard di tutela uguale ai propri colleghi con contratto a legge italiana.

La Federazione Confsal-Unsa ritiene che laddove ci siano disparità di trattamento tra lavoratori, esse debbano essere sanate perequando i diritti di tutti verso l'alto, senza arrecare pregiudizio a chi già si vede riconosciuti quei diritti. Non sembrano pensarla così altre organizzazioni sindacali che da tempo cercano di ostacolare con tutti i mezzi l'adozione di questa legge, che risponde invece a elementari esigenze di giustizia ed equità. La Confsal-Unsa si sta battendo da anni con forza e tenacia, sia a livello federale che di settore, per l'adozione di questa riforma, che non comporta una maggiore spesa per lo stato, ma solo un ampliamento della tutela e della rappresentanza sindacale a favore dei lavoratori.

vota