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P.a., relazioni sindacali al restyling

del 09/02/2011
di: La Redazione
P.a., relazioni sindacali al restyling
Il 4 febbraio 2011 sarà ricordato a lungo. L'intesa firmata a Palazzo Chigi tra governo e la Confsal, assieme ad altre sigle sindacali, segna un momento fondamentale per il pubblico impiego.

Seppur contenuto in una sola pagina, l'accordo tocca tutta una serie di aspetti decisivi quali il ruolo ricoperto dal sindacato, la necessità di ridefinire le relazioni sindacali, il finanziamento per l'attuazione della riforma Brunetta, la tutela dei livelli reddituali dei dipendenti pubblici, fino ad arrivare alla partecipazione dei lavoratori nel processo di misurazione della performance.

«Siamo molto soddisfatti, perché attraverso questa intesa siamo riusciti a tutelare il livello di reddito dei lavoratori», commenta Massimo Battaglia, segretario generale della Federazione Confsal-Unsa. Con questo accordo vengono accolte le istanze della Confsal e della Federazione Confsal-Unsa di attuare la cosiddetta Riforma Brunetta solo e soltanto con risorse aggiuntive rispetto a quelle disponibili e già stanziate.

Per valorizzare il merito, e realizzare differenziazioni retributive tra i lavoratori a seconda della performance e della collocazione nelle fasce di merito (25-50-25%), l'accordo tra governo e parti sociali prevede di utilizzare il cosiddetto «dividendo dell'efficienza», vale a dire le somme derivate dei risparmi sulla spesa pubblica previsti dall'art. 61 del dl 112/08, convertito con modificazioni in legge 133/08, lasciando intatti gli stipendi fino ad oggi conseguiti.

«Pur rimanendo critici sulla determinazione a priori delle fasce di merito», nota il segretario generale, «siamo convinti di aver incanalato la prima attuazione della riforma, che ricordiamolo è prevista da una legge dello stato, in una direzione che non rende pregiudizio ai livelli salariali dei lavoratori, e questo per noi è un risultato fondamentale, soprattutto se paragonato alle misure di austerity che sono state prese in altri paesi europei. Si pensi che in Spagna e Irlanda vi è stato un taglio netto del 5% degli stipendi pubblici, in Grecia del 7%, e via via in crescendo in altri paesi fino ad arrivare a punte del 25% in Romania. In Italia, pur pagando la crisi con un pesante blocco triennale dei contratti, abbiamo difeso il reddito garantito dei lavoratori e reintrodotto nei fondi destinati al personale quei risparmi di gestione realizzati dalle amministrazioni in attuazione del dl 112/08».

Ma l'intesa rappresenta un passo decisivo nelle relazioni sindacali poiché con essa viene ripreso un percorso tra governo e parti sociali, culminato nella riforma condivisa del modello contrattuale del 2009, che si era successivamente sfilacciato in alcuni frangenti.

Sotto questo profilo, due sono i punti qualificanti dell'accordo. Da un lato si prevede la costituzione di comitati paritetici nelle amministrazioni per verificare gli indicatori della performance, sulla base dei quali si valuteranno le prestazioni lavorative dei dipendenti. Dall'altro il governo si è impegnato a emanare entro 15 giorni un atto di indirizzo all'Aran per stipulare un nuovo accordo quadro sulle relazioni sindacali.

«La previsione di istituire comitati nazionali paritetici», commenta Battaglia, «rappresenta un segnale culturale per noi di grande rilievo. Significa accogliere quello per cui ci stiamo battendo da anni, vale a dire sulla necessità di attuare la riforma puntando sulla partecipazione attiva dei lavoratori. Qualsiasi riforma non partecipata, ma imposta, è destinata a fallire e rimarrebbe irretita in maglie di resistenze da cui non riuscirebbe a emergere. Con i comitati paritetici, invece, i lavoratori diventano protagonisti del cambiamento e potranno fornire indicazioni per migliorare il sistema di misurazione della performance».

È il quinto punto dell'accordo col governo però a essere in prospettiva ancora più importante, cioè quello che prevede la definizione di un nuovo accordo sulle relazioni sindacali. «Ci sono finalmente le condizioni», afferma il segretario generale, «per riscrivere le regole delle relazioni sindacali, dando ordine a un sistema che oggi è confuso a causa dell'intreccio di norme disorganiche. Occorre definire nero su bianco, in modo chiaro, i rapporti tra parte datoriale e parte sociale, dando giusto valore al ruolo del sindacato quale associazione di cittadini e lavoratori, di rilevanza costituzionale. La salute democratica di un paese dipende dalla possibilità riconosciuta alle diverse componenti della società di partecipare attivamente nei modi dovuti ai processi decisionali. Pur rispettando la diversità dei ruoli nelle relazioni sindacali, riteniamo necessario riscrivere le regole facendo emergere la dignità delle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori».

Un quadro di questo tipo dipinge uno scenario chiaro come una sentenza. Oggi più che mai è evidente quali siano state le scelte di politica sindacale in grado di difendere gli interessi dei lavoratori e quali invece siano state quelle demagogiche e sterili. La Federazione Confsal-Unsa, la maggiore organizzazione sindacale autonoma del panorama italiano fondata nel 1954, da sempre si riconosce in un modo di fare sindacato imperniato sul dialogo e sul confronto costruttivo. «Il ruolo del sindacato», conclude Massimo Battaglia, «è quello di portare risultati, non di cercare la “piazza” a tutti i costi. Mi sembra che la Cgil, defilandosi dalla firma di questo accordo che porta risultati enormi per il pubblico impiego, dimostri di essere prigioniera di un ruolo che si è cucita addosso da sola, e ha perso una grande occasione per ritornare a fornire un contributo costruttivo nell'interesse dei lavoratori. Si può dissentire su tutto, certo, ma bisogna prendersi anche la responsabilità delle proprie scelte e l'isolamento è il prezzo inevitabile che paga chi perde la capacità di costruire».

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