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Nuove sanzioni senza affidamento

del 09/02/2011
di: di Maurizio Tozzi
Nuove sanzioni senza affidamento
Nuove sanzioni per le definizioni, salta l'affidamento del contribuente. Le risposte dall'amministrazione finanziaria creano evidenti disparità tra gli interessati, in aperto conflitto ai principi costituzionali e allo statuto del contribuente. Anche la giurisprudenza della Corte di cassazione è contraria alle conclusioni dell'Agenzia delle Entrate.

La manovra estiva è intervenuta sull'assetto delle sanzioni dovute in caso di adesioni, definizioni e ravvedimenti, in sostanza incrementando l'importo dovuto, che ancorché pagato in misura ridotta, ha una riduzione più contenuta rispetto al passato. L'aspetto controverso della vicenda riguarda la sostanziale entrata in vigore della norma e gli atti, o le violazioni, interessati. Al riguardo, la normativa rispettivamente prevede che:

- le nuove sanzioni in materia di adesioni e definizioni trovano applicazione per gli atti definibili emessi a decorrere dal 1° febbraio 2011 dagli uffici dell'Agenzia delle Entrate;

- le nuove sanzioni applicabili in ipotesi di ravvedimento operoso sono riferite alle violazioni poste in essere a decorrere dal 1° febbraio 2011.

Sul punto è intervenuta, sia in risposta ai quesiti della stampa specializzata che, tra l'altro, la circolare n. 2 del 2011 in materia di comunicazioni «black list», l'amministrazione finanziaria, evidenziando i seguenti due aspetti particolari: le novità in materia di sanzioni non trovano applicazione relativamente ai processi verbali di constatazione della Guardia di finanza, così come a quelli emessi dall'Agenzia delle entrate, bensì, relativamente all'atto di definizione dell'accertamento parziale conseguente; nel caso errori riferiti alla comunicazione black list: «Se la violazione non è stata già constatata e comunque non sono iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento di cui l'autore della violazione sia venuto a conoscenza, quest'ultimo potrà sanare l'omissione, inviando per la prima volta la comunicazione, ovvero sanare la trasmissione della medesima con dati incompleti o inesatti, inoltrandola corretta, senza barrare, in entrambe le ipotesi, la casella denominata «Comunicazione integrativa». Inoltre, affinché il ravvedimento si perfezioni, dovrà versare la sanzione di cui al citato articolo 11, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 471 del 1997 in misura ridotta ad un ottavo del minimo secondo quanto disposto dal ricordato articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto legislativo n. 472 del 1997».

Orbene, le due risposte, per quanto apprezzabili in riferimento alle problematiche affrontate, creano non pochi problemi sul fronte delle nuove disposizioni. Anzitutto si consideri la definizione dei Pvc. La lettera a) del comma 18 della manovra finanziaria interviene nell'art. 2, comma 5, del dlgs 218/97, concernente la «definizione degli accertamenti nelle imposte sui redditi e nell'imposta sul valore aggiunto». stabilendo quale sia l'ammontare di sanzione da pagare a seguito della procedura di accertamento con adesione, modificando l'importo precedente, pari al 25% (1/4) delle sanzioni minime irrogabili, in quello del 33,33% (1/3) del minimo previsto dalla legge. Tale disposizione è richiamata anche dall'art. 5-bis del medesimo dlgs 218/97, riguardante l'adesione ai verbali di constatazione, il quale stabilisce che per chi si avvale della definizione dei Pvc si ha una ulteriore riduzione alla metà delle sanzioni previste per l'adesione. In sostanza, anche per chi definisce i Pvc si prospetta il pagamento di una sanzione nella misura di 1/6.

Al riguardo è nato l'equivoco dovuto alla non felice previsione letterale del comma 21 della manovra finanziaria, che effettua un riferimento agli «atti definibili emessi dagli uffici dell'Agenzia delle entrate». Atteso che i Pvc sono emessi anche dai comandi della Guardia di finanza, si è posto in dottrina il problema se per tali atti non operasse l'incremento della percentuale di sanzioni dovuta per la definizione. Da qui la risposta dell'Agenzia delle entrate, che nell'aggirare il problema ha stabilito che in realtà l'atto definibile non sia il Pvc, bensì l'atto di definizione dell'accertamento parziale. Formalmente la risposta potrebbe sembrare ineccepibile, se non fosse per la palese disparità di trattamento che genera tra i contribuenti. Infatti, l'atto di definizione dovrebbe essere emanato dall'ufficio competente entro 60 giorni dalla richiesta del contribuente, ma tale termine non è perentorio né fisso, tant'è che già si sono verificati numerosi casi di atti inviati con ritardo o, legalmente, in anticipo. Di contro, il contribuente deve tassativamente accettare di definire il Pvc entro 30 giorni dalla consegna dello stesso, con l'ulteriore corollario di non poter venir meno alla scelta effettuata, in quanto in caso di mancato pagamento non si decade dalla definizione, bensì gli importi saranno recuperati dall'amministrazione finanziaria mediante iscrizione a ruolo.

In pratica, il contribuente entro 30 giorni dal Pvc effettua la scelta, si affida alla normativa esistente e decide di definire nella consapevolezza di pagare un certo importo di tributi e un ben preciso importo di sanzioni. Alla luce dell'interpretazione del fisco, il caso concreto che si potrebbe verificare è il seguente:

Due Pvc a diversi contribuenti notificati il 15 novembre 2010;

Entrambi i soggetti comunicano di voler aderire al Pvc al 10 dicembre 2010; a un contribuente giunge l'atto di definizione il 30 gennaio 2011 e al secondo il 5 febbraio 2011. Ebbene, secondo il fisco il primo contribuente pagherà le sanzioni nella misura di 1/8, il secondo nella misura di 1/6, ma è abbastanza evidente che entrambi si erano «affidati» alla normativa esistente al 10 dicembre 2010 nella consapevolezza di pagare le sanzioni nella misura di 1/8. La violazione dei principi costituzionali, nonché della tutela del legittimo affidamento prevista dallo statuto del contribuente, è palese e, ovviamente, illegittima (tra le altre, cassazione sentenza n. 10982 del 13 maggio 2009).

Deriva dall'esempio la necessità che l'amministrazione ripensi la conclusione espressa, per evitare tali disparità, prevedendo che comunque si tratti di atti di definizione riferiti a Pvc consegnati al contribuente a decorrere dal 1° febbraio 2011. Ma anche la risposta in materia di integrazioni delle comunicazioni black list deve essere corretta: infatti, la riduzione delle sanzioni ad 1/8 riguarda le errate comunicazioni con scadenza successiva al 31 gennaio 2011, ma non le violazioni commesse fino a tale data. Nel leggere la risposta, sembra di derivarsi che per tutti i ravvedimenti effettuati a decorrere dal 1° febbraio 2011 trovino applicazione le nuove sanzioni, ma in realtà non è così. Bisogna osservare la data in cui è stata effettuata la violazione, con la conseguenza che per le comunicazioni che andavano effettuate fino al 31 gennaio 2011, le eventuali integrazioni sconteranno, in caso di ravvedimento operoso, ancora le sanzioni ridotte nella misura di 1710 del minimo irrogabile.

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