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Legittimi i contratti Cisal-Cnai

del 08/02/2011
di: La Redazione
Legittimi i contratti Cisal-Cnai
Alcuni lavoratori, molto pochi per la verità, spesso su consiglio di associazioni sindacali che si ritengono «depositarie» della maggiore rappresentatività, hanno adito l'autorità giudiziaria per ottenere dai Tribunali l'inapplicabilità di alcuni dei Ccnll stipulati tra Cnai e Cisal, sostenendo che violerebbero quanto disposto dall'art. 36 della Costituzione perché non garantiscono la stessa remunerazione prevista dai contratti di lavoro maggiormente applicati nello stesso settore.

A tal proposito, i giudici del lavoro chiamati a decidere su questa delicata questione hanno concordemente affermato che: «Il contratto collettivo rappresenta la principale manifestazione dell'attività sindacale ed è espressione dell'autonomia negoziale collettiva che viene riconosciuta a tutti i soggetti sindacali quale complemento necessario della libertà di organizzazione sindacale garantita dall'art. 39 della Costituzione e costituisce lo strumento negoziale mediante il quale le organizzazioni sindacali operano per la realizzazione degli interessi collettivi».

Ancora. «La presenza di un contratto collettivo regolarmente applicato dalle parti esclude la possibilità di applicare, in virtù dell'art. 36 della Costituzione, i minimi contrattuali previsti da altro contratto collettivo relativo alla stessa categoria merceologica; la mera circostanza che esista un altro contratto che preveda trattamenti economici più favorevoli per il lavoratore non può automaticamente portare a ritenere violato il principio di cui all'art. 36 della Costituzione dal Ccnl meno favorevole, in quanto ciascun contratto costituisce parametro per valutare l'adeguatezza della retribuzione» (Trib. Bologna, sent. n. 263/07, pres. dr. Molinaro; il Trib. Firenze, sent. n. 265/08, dr. Bazzoffi; Trib. Roma, sent. n. 15753/08, dr. Mimmo; Trib. Roma Giudice dr. Frate, sent. n. 11728/10).

Viceversa, l'unico caso contrario, rispetto all'orientamento univoco della giurisprudenza di merito sopra riportato, sembrerebbe essere quello del Tribunale di Torino (giudice Mollo, sentenza del 2010), nel quale il giudice del lavoro ha ritenuto che: «Tale consistente differenza (in peius) del trattamento retributivo previsto dal Ccnl Unci-Cnai applicato non permette di considerare lo stesso rispettoso dell'art. 36, anche avendo riguardo alle specifiche norme … omissis …». Il Tribunale di Torino, a sostegno di tale tesi, ha fatto riferimento all'art. 7 , comma 4 dl n. 248/07, convertito dalla legge n. 31 del 2008 e precisamente ha affermato che: «fino alla completa attuazione della normativa in materia di socio lavoratore di società cooperative, in presenza di una pluralità di contratti collettivi della medesima categoria, le società cooperative che svolgono attività ricomprese nell'ambito della applicazione di quei contratti di categoria applicano ai propri soci lavoratori, ai sensi dell'articolo 3 comma 1 della legge 3 aprile 2001 n. 142, i trattamenti economici complessivi non inferiori a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale del settore o della categoria affine».

Peccato però che il giudice del lavoro di Torino sia incorso in un grave quanto evidente errore nella lettura e nell'interpretazione del testo in quanto nell'art. 4-bis della legge n. 31/08 di conversione del dl n. 248/07, si legge che: «Nelle more della completa attuazione della normativa in materia di tutela dei lavoratori impiegati in imprese che svolgono attività di servizi in appalto e al fine di favorire la piena occupazione e di garantire l'invarianza del trattamento economico complessivo dei lavoratori, l'acquisizione del personale già impiegato nel medesimo appalto, a seguito del subentro di un nuovo appaltatore, non comporta l'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, in materia di licenziamenti collettivi, nei confronti dei lavoratori riassunti dall'azienda subentrante a parità di condizioni economiche e normative previste dai contratti collettivi nazionali di settore stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative o a seguito di accordi collettivi stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative».

Quindi, diversamente da quanto riportato nella motivazione della sentenza dallo stesso giudice, il nuovo testo della legge n. 31/08 parla di organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative in una determinata situazione e precisamente nel caso di un cambio-appalto, con logica conseguenza che quello che rileva è l'adesione dei lavoratori iscritti a un sindacato in quella determinata cooperativa e in quella precisa situazione giuridica (cambio appalto) e non genericamente, come sanciva la precedente norma, «comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria».

Infatti, ove il principio sull'applicabilità ai lavoratori di cooperative dei soli Ccnll economicamente più vantaggiosi e più rappresentativi a livello nazionale, si imponesse anche al rapporto di lavoro tra privati e fosse realmente sancito dalla legge n. 31/08, la stessa legge andrebbe a violare in modo palese i precetti costituzionali dell'art. 39 in quanto si incorrerebbe in una incostituzionale forma di estensione erga omnes di quel contratto collettivo.

Il Tribunale di Bologna, con sent. n. 263/07, presidente dr. Molinaro e il Tribunale di Firenze, con sent. n. 265/08, dr. Bazzoffi hanno ribadito un principio oramai consolidato in giurisprudenza e cioè che: «I contratti collettivi di diritto comune hanno efficacia vincolante limitatamente agli iscritti alle associazioni sindacali stipulanti e a coloro che esplicitamente o implicitamente al contratto abbiano dato adesione (si veda su tutte Cass. S.u. Lavoro 9/5/03 n. 7157). Con l'adesione al Ccnl terziario e servizi il lavoratore, pur non iscritto alle associazioni sindacali firmatarie, si colloca, in relazione al contratto collettivo, nella medesima posizione giuridica dell'iscritto, accettando implicitamente le determinazioni dell'associazione stipulante in ordine alle future vicende del rapporto (Cass. 2525/87). Queste conclusioni sono valide sia per il datore di lavoro sia per il prestatore « .

Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 15753/08, dr. Mimmo, si è soffermato anche sulla questione della rappresentatività statuendo che: «In ogni caso la circostanza appare non rilevante, non essendo, ai fini della stipula di un Ccnl, prevista una determinata rappresentatività delle organizzazioni sindacali, sia singolarmente sia nel loro complesso. In poche parole, nel nostro ordinamento, quantomeno nei rapporti di lavoro alle dipendenze di privati, e a differenza di quanto avviene nel pubblico impiego, non esiste un sistema in base al quale un Ccnl possa ritenersi validamente stipulato solo qualora sia sottoscritto da organizzazioni sindacali che singolarmente o nel loro complesso rappresentino un determinato numero di lavoratori».

Si ribadisce, che il vecchio concetto di «confederazioni maggiormente rappresentative», con i privilegi che da esso derivavano è stato espunto dal nostro ordinamento giuridico con il referendum del 1995 e che, attualmente, ciò che conta è il criterio selettivo insito nella capacità di imporsi al datore di lavoro come controparte contrattuale, che di per sé indica una rappresentatività effettiva, mentre risultano irrilevanti altri indici.

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