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Pubblico impiego, nuovo assetto

del 08/02/2011
di: di Giovanni Faverin segretario generale Cisl Fp
Pubblico impiego, nuovo assetto
Quella sull'intesa del 4 febbraio è una firma importantissima che apre uno scenario nuovo per il pubblico impiego.

Con l'accordo sottoscritto venerdì a Palazzo Chigi i lavoratori tornano al centro del cambiamento nella Pa e si fa finalmente chiarezza sui punti più controversi del dlgs 150/2009: niente pagelle sul salario ai dipendenti, nessun taglio di stipendio, nessuna applicazione delle fasce 25-50-25 ai «salari attuali» dei dipendenti pubblici.

In altre parole il modello contrattuale definito dall'intesa del 30 aprile 2009 comincia finalmente a prendere corpo e la partecipazione dei lavoratori diventa il fulcro dell'innovazione e dell'efficienza del settore pubblico. Allo stesso tempo si superano le incertezze interpretative che volevano relegare i lavoratori e le rappresentanze a un ruolo subalterno, e tutto il valore della contrattazione decentrata è ristabilito nero su bianco.

Come Cisl Fp abbiamo sempre messo in chiaro i limiti dei cambiamenti introdotti per legge e chiesto con forza di intervenire attraverso la contrattazione per decidere su aspetti chiave come l'organizzazione di enti, agenzie e aziende. Ma anche per salvaguardare i livelli retributivi sottoposti al blocco dei contratti. L'accordo in questo senso parla chiaro: gli stipendi, congelati al 31 dicembre 2010, non subiranno alcun taglio in applicazione delle tre fasce. Il criterio del 25-50-25 non interverrà sui salari attuali in godimento, ma sarà applicabile solo ad incrementi resi possibili da eventuali risorse aggiuntive.

Tradotto nel concreto dei numeri, l'intesa sul salario di produttività lascerà in media in busta paga dai 300 ai 1000 euro netti per ogni dipendente sulla parte della retribuzione accessoria, una somma che poteva essere defalcata ad almeno il 25% dei dipendenti pubblici per essere distribuita ad altri colleghi.

L'altra grande novità è che i rappresentanti dei lavoratori entrano ufficialmente nella «cabina di regia» che monitorerà i risultati del nuovo sistema di valutazione. Attraverso le commissioni paritetiche nazionali per l'applicazione del dlgs 150/2009 il sindacato e i lavoratori saranno protagonisti del miglioramento delle performance individuali e collettive. E quindi le rappresentanze saranno soggetto più forte e riconosciuto nei posti di lavoro.

Su questo punto, va sottolineato, l'Intesa recepisce l'impegno chiesto al governo rispetto alla stipula di un contratto nazionale quadro per definire il sistema delle relazioni sindacali, rilanciando la responsabilità del sindacato nelle dinamiche relative all'organizzazione degli uffici e della qualità dei servizi al cittadino.

L'intesa è dunque un grande passo in avanti, nella direzione che la parte più responsabile del sindacato aveva indicato e sulla quale erano confluite le posizioni di tutte le organizzazioni più rappresentative. Ecco perché di fronte ad un risultato così pieno, stupisce il polverone polemico alimentato da chi si è sorprendentemente sfilato da una firma che scongiura il rischio dei tagli ai salari pubblici per effetto delle pagelle e rilancia la capacità negoziale del sindacato.

Da chi cioè, come la Cgil, aveva condiviso con Cisl Uil buona parte del percorso (la piattaforma unitaria in 12 punti presentata alle segreterie unitarie il 26 gennaio ne è la dimostrazione) salvo poi abbandonare il tavolo. La verità è che è una storia che si ripete sempre. Come nel 2008 quando abbiamo firmato il protocollo per recuperare i tagli del dl 112 e per chiudere in tempi rapidi i contratti dei comparti pubblici con 80 euro di aumento medio. E come allora anche oggi, saranno tutti i lavoratori a beneficiare non di pannicelli caldi, ma di risultati concreti.

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